
VITERBO – Serve uno shock. Uno di quelli che quando chi può decidere lo cala dall’alto tutti si scatenano contro, ognuno con la sua teoria acquistata al discount per dire che è tutto sbagliato e che sarà un disastro.
Serve perché nel capoluogo della Tuscia è difficile vedere la luce e lo sviluppo turistico, che pure si è affacciato timidamente, è ancora basso. Quando è arrivato? Con l’introduzione della tassa di soggiorno, un pagamento obbligatorio che ha permesso di dare vita a un report sui flussi delle permanenze. Poi c’è il ticket del Polo del Colle del duomo, altro sistema di pagamento, che monitora anche i giornalieri che entrano in visita.
Stiamo per mettere sul tavolo un’eresia, un invito a chi amministra la città a ragionare su una “bestemmia” che verrà attaccata da tutte le parti: studiare un modo per introdurre l’ingresso di visita nel quartiere medievale di San Pellegrino a pagamento.
Un ticket che potrebbe essere sperimentato nei giorni prefestivi e festivi, offrendo magari un qualcosa di particolare. Fare pagare per limitare gli accessi e quindi preservare di più il sito, fare pagare per investire quei soldi in promozione vera e utile a richiamare sempre più persone. Così da innescare una crescita.
Una prospettiva impervia che però può trovare coraggio rivolgendo lo sguardo al successo di Civita di Bagnoregio. Sicuramente diverso, sicuramente non replicabile in quei numeri ma nello schema di base e con numeri interessanti e sicuramente migliori degli attuali sì.
Come giornale lanciamo la prospettiva e siamo sicuri che arriveranno fiumi di critiche. Da chi chiederà come faranno i residenti, come i locali che ci sono, come chi parcheggia l’auto sotto Palazzo degli Alessandri, etc. Forse meglio non fare niente e lasciare tutto come è, questa effettivamente è sempre stata la scelta dei mediocri.


















