L'incredibile degrado permanente di via San Pietro
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Una lunga fila di transenne accompagna, a un metro di distanza, la linea dei palazzi di via San Pietro. Una scena eterna, che si proietta da mesi nelle retine di residenti e passanti. C'è pericolo di caduta di intonaco del palazzo Montalto, che tra l'altro ospita una serie di associazioni.

Una lunga fila di transenne accompagna, a un metro di distanza, la linea dei palazzi di via San Pietro. Una scena eterna, che si proietta da mesi nelle retine di residenti e passanti. C’è pericolo di caduta di intonaco del palazzo Montalto, che tra l’altro ospita una serie di associazioni.

La struttura è di proprietà comunale anche se sembra di fatto essere “roba di nessuno”. Una situazione di degrado importante, al punto che è stato necessario mettere le transenne ed evitare la sosta delle auto (altro scandalo) che potevano essere danneggiate.

La cosa assurda è che tale situazione sembra normale e che l’edificio, tanto grande quanto importante, resti praticamente sottoutilizzato e non ci siano progetti o minime idee di riqualificarlo e metterlo in uso.

Un qualcosa di incredibile se si riflette bene anche sull’ubicazione. Siamo su una porta d’ingresso privilegiata al quartiere di San Pellegrino. Anche se nessuno sembra ancora aver intuito quanto possa essere strategica e funzionale Porta San Pietro, con il parcheggio delle Fortezze sistemato, per disegnare il volto della Viterbo città turistica. E così il degrado avanza e a un certo punto anche qualche muro del palazzo stesso verrà giù.

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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