
VITERBO – In principio fu Nocchi, appena qualche giorno fa, ad azzerare le deleghe e aprire al centrodestra. Le votazioni di maggio infatti sono destinate a mutare gli equilibri di forza tra i due schieramenti classici e questa cosa dovrà trovare una sua forma plastica in quel di Palazzo Gentili.
La mossa difficilmente resterà un qualcosa di isolato, figlio “del buon senso” o “del senso di responsabilità”. Così si rincorrono le indiscrezioni che raccontano un principi mutuato dalla fisica e applicato alla politica nostrana. Stiamo parlando della teoria dei vasi comunicanti tra Palazzo Gentili e Palazzo dei Priori.
Anche in questo caso tutto è incastonato sulla prospettiva delle imminenti, manca davvero poco, elezioni europee. Nel comune capoluogo, dove abbiamo assistito in una manciata di mesi a due crisi di cui l’ultima tanto pesante quanto incomprensibile, l’aria che tira è piuttosto tesa. La preoccupazione maggiore, che farebbe passare notti insonni a diversi, riguarda il temuto grande successo della Lega. E a essere temuto è più che altro l’atteggiamento dei leghisti che siedono in sala d’Ercole nel post voto. Così, sulla scorta di quanto sta accadendo in Provincia, potrebbero essere fatte risuonare, all’occorrenza, le sirene dell’appello al “buon senso” e al “senso di responsabilità” in caso che quelli del Carroccio dovessero pensare di mettere fine all’esperienza Arena.
Esperienza che, calcolatrice alla mano, potrebbe essere salvata con grande fatica con una replica “dell’inciucio” centrodestra-centrosinistra che si sta consumando dall’altra parte della strada. E a fare da “stampella” ad Arena potrebbero essere tre consiglieri ex Pd e arrivati in consiglio dentro a delle civiche costruite alla bisogna. Così da portare il numero dei pro Arena, nell’eventualità venissero meno i leghisti, a 16. Più il voto del sindaco 17, una nuova maggioranza quindi. Sempre che anche la manovra del gruppo misto non torni utile per aprire una porta d’uscita comoda anche per qualcuno del gruppone verde che magari potrebbe pensare che una volta finita questa amministrazione anche per lui non ci sarebbero più tanti scenari di gloria e rielezione.
Fantapolitica? Forse sì, forse no.


















