

“Sexy io? Erano film comici”, Adriana Russo parla della sua carriera, del profondo legame con la Tuscia (di madre montefiasconese) e del dolce ricordo di suo padre, il pittore figurativo Mario Russo, che a Viterbo, in dicembre, verrà omaggiato con una mostra delle opere d’arte.
Lo fa in una lunga intervista rilasciata a Radiogiornale e realizzata da Caterina Berardi.
Nel panorama cinematografico della sexy commedia italiana anni ’70 è ancora considerata una diva. Dopo il lungo fidanzamento con Pippo Baudo, mai convolato a nozze, si è ripresa la sua identità di professionista, lavorando al fianco di grandi attori e registi come Vittorio Gassman e Giorgio Albertazzi.
L’icona sexy italiana degli anni ’70 si racconta a 360 gradi.
Come si sente oggi a essere identificata come icona sexy” del cinema italiano?
“E’ una cosa che mi fa estremamente piacere anche se devo dire che non ho fatto film sexy bensì film comici, dove mi hanno addirittura imbruttito. Ho debuttato nel film di Ettore Scola in “Brutti sporchi e cattivi”, in una famiglia di disadattati dove recitavo il ruolo della baraccata Dora”.
Ho subìto due ore di trucco per farmi imbruttire: avevo due tubi al naso per allargarlo, il labbro leporino, un porro sulla guancia con tutti i peli che uscivano fuori, una parrucca che mi abbassava la fronte, i denti gialli e le sopracciglia che si univano. Un vero mostro (ride). Per tutta la durata delle riprese mi era stato chiesto di non farmi la ceretta. Racconto un aneddoto: un giorno mia madre venne sul set per portarmi delle cose e non mi riconobbe. Comunque è stato un film presentato poi a Cannes!
Ho avuto un debutto clamoroso e successivamente l’aiuto regista di Scola mi portò da Vittorio Gassman perchè cercavano un’attrice giovane per fare la protagonista in teatro, dove lui stava preparando “Sette giorni all’asta” presso il teatro tenda di piazza Mancini a Roma. Si alternava con Gigi Proietti che faceva “A me gli occhi, please”. Siamo stati una settimana in questo teatro, la mattina incontravamo gli studenti e la sera c’era sempre tutto esaurito. Pensi che Gassman dormiva lì, mentre io tornavo a casa.
Lei capisce che per una ragazza giovane debuttare con Scola e poi Gassman in teatro è stato un inizio pazzesco. Andando avanti con l’età ho lavorato su filoni più leggeri, più commerciali, sempre con grandi registi. Parliamo di Luciano Salce, Pasquale Festa Campanile, e con attori come Lino Banfi e Pippo Franco. Poi sono arrivati i “Pierini”, ne ho fatto uno solo che forse avrei dovuto evitare. Beh, secondo me, lì mi sono un po’ bruciata. Quando si debutta in ruoli importanti con regie affermate non si possono fare i “B-movie”, con tutto il rispetto per Alvaro Vitali. Sa i registi italiani hanno un po’ la puzza sotto il naso. Da lì ho cominciato a fare meno film”.
E dopo è arrivato nella sua vita Pippo Baudo…
“Sì, dopo la mia separazione con Pippo ho avuto un periodo brutto. Dovevamo sposarci, ma non è successo. Quando mi sono lasciata con Pippo, essendo un uomo molto potente in televisione, tutte le persone si sono schierate con lui. Da lì ho avuto difficoltà a lavorare in TV.
Nello stesso periodo avevo debuttato con lo spettacolo “La Sberla” che ebbe un notevole successo su Rai Uno. Ero la protagonista con Gianni Magni e Gianfranco D’Angelo. Dopo Scola e Gassman, feci un provino per il teatro Bagaglino di Roma, lì mi conobbe Nicotra che mi volle per “La Sberla”, in pratica è stato il precursore del Drive In. Poi ho fatto “Qua la mano” con Montesano, “Occhio malocchio prezzemolo e finocchio” con Dorelli e Banfi, poi con Mastroianni ho girato “A che punto è la notte” per la regia di Nanny Loy. Forse gli unici sbagli della mia vita sono stati quelli di aver fatto un film della serie Pierino e aver lasciato Pippo Baudo. A quel punto le porte della TV mi si sono chiuse.
Perché se ne fa un cruccio?
“Me ne faccio un cruccio perché dopo Pippo ho avuto una storia molto importante che è finita male. Pippo era l’unico uomo che mi voleva sposare. Sa, io da giovane ero molto carina e molto corteggiata, a quei tempi non esisteva la chirurgia plastica. Noi all’epoca eravamo veramente belle”
Ma lo è ancora adesso.
“Ma adesso ho un’altra età (sorride). Ogni età ha la sua bellezza!”
Poi venne l’approdo al mondo delle fiction.
“Sì, dopo ho sperimentato il mondo delle fiction con Pingitore, e successivamente sono passata a lavorare – con la produzione Ares – con Gabriel Garko che firma tutto quel filone di fiction tra cui “L’onore e il rispetto”, “Il peccato e la vergogna”. Successivamente ho fatto molto teatro con Albertazzi, debuttando con “Harem”. Il teatro mi è rimasto nel cuore, le tournèe sono faticose, è una vita non sana, io non amo avere ritmi sballati. L’ultima fiction che ho recitato è “Furore”, dove interpreto il ruolo di una zitella perbenista, una dama della carità che si scandalizza della relazione sentimentale di una sindacalista – impersonata da Giuliana De Sio – che si bacia al cinema con un ragazzo più giovane di lei e che alla fine denuncia mandandola in galera. Però il teatro rimane l’amore della mia vita, ma per il momento facendo molte fiction l’ho accantonato”.

















