Liberare definitivamente la città dai piccioni si può: lo diciamo da un anno
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Avevamo proposto un metodo usato in tutto il mondo, ma un anno fa l'assessore Ricci ci aveva risposto così: "se devo comprare una fune vado dai funari di Foligno”. Ma ora che abbiamo aperto il giornale La Fune, forse la comprerà anche da noi?

Piccioni, cacche e polemiche. L’Sos piccioni nel centro storico di Viterbo era stato lanciato da noi un anno esatto fa. Era il 3 ottobre 2013, quando in una trasmissione di Funamboli, insieme a Roberto Pomi, Emanuela Moroni e Sante Paolacci, avevamo infatti lanciato la proposta di intervenire per ripulire la città. Niente di drastico o violento. Niente di anti-animalista. Si trattava solamente di prendersi in carico di una situazione: la liberazione di Viterbo dai piccioni.

Piccioni responsabili di sporcizia in palazzi storici, palazzi istituzionali e per le strade. Sporcizia, tra l’altro, causa di tante polemiche. L’ultima che ricordiamo è quella, forse strumentale, contro la proloco di Viterbo rea di non pulire, secondo un lettore di Tusciaweb, l’area di pertinenza di fronte alla sede di via san Pietro. “Una sede che invece – precisa Irene Temperini – puliamo costantemente”. Infatti bisognerebbe prevenire e non curare. E a farlo dovrebbe essere il Comune. Ma siccome non è possibile non far cacare i piccioni, occorrerebbe farli spostare.

Tornando alla trasmissione di un anno fa, avevamo fatto presente all’assessore Ricci, intervenuto in diretta, che in tutto il mondo si affronta il problema con la falconeria. Insieme a Paola Falcone, nomen omen, esperta del campo, avevamo spiegato che il sistema della falconeria per allontanare in maniera naturale i piccioni è usato, ad esempio, anche negli aeroporti di Torino e Bologna. O in cittadine come Orvieto. Un sistema che una ditta di Trevignano Romano, aveva proposto al comune di Viterbo senza ricevere risposta.

Una risposta anche il comune di Viterbo la aspettava, e se è arrivata (chissà) che cosa diceva. “Abbiamo ritenuto opportuno affidarci all’esperienza dell’Unitus per avere un parere scientifico sul da farsi”. Aveva dichiarato Ricci incalzato da noi, prima di ghiacciarci: “e poi se devo comprare una fune vado dai funari di Foligno”. Insomma, tradotto, “mica ascolto voi”.

Ma ora che abbiamo aperto il giornale La Fune, forse la comprerà anche da noi? 

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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