
Cara direzione de “La Fune”, sono una persona adottata dalle terre viterbesi ormai da qualche anno. Una persona tra le tante che guardano a Viterbo con occhio esterno ma comunque con interesse.
Vi volevo segnalare l’avvistamento e la presenza di “supereroi” nel vostro territorio.
In quest’ultimo periodo le cronache tacciano questa città e la sua popolazione con appellativi taglienti e pericolosi, come xenofobia, razzismo, maschilismo, forse dovuto anche ai fatti dell’11-12 Aprile 2019 e del 3 Maggio 2019. Io non sono nessuno per poter giudicare e non ho nessuna intenzione di farlo; io sono solo i miei occhi che, inevitabilmente, percepiscono – purtroppo come tanti – la piccola macchia di inchiostro nero che risalta sul lenzuolo bianco. Ebbene, scrivo alla Vostra testata solo per dire che a Viterbo, nonostante alcuni segnali spiacevoli, il quartier generale dei supereroi si trova nel reparto di ginecologia e ostetricia dell’ospedale Belcolle.
Sono diventato papà da pochi giorni e per la prima volta, e potendo scegliere diversi posti a cui affidare un evento per noi così particolarmente importante, abbiamo scelto Viterbo. Non perché comodo, essendo seguiti da Roma e avendo l’ospedale più vicino nella città di Terni, ma perché qualche voce amica ci aveva assicurati che “lì sono bravi”.
Certo, non ti affidi subito alla prima voce che senti, ma cominci la tua indagine, ascoltando i pareri e le esperienze di diverse persone. E la gente non si fa pregare.
“Viterbo? Sia mai. Terni è quello giusto”.
“Viterbo? Medioevo. Nemmeno l’epidurale”.
“Policlinico Casilino. Assoluta eccellenza”.
E bla, bla, bla.
Io e la mia compagna varchiamo per la prima volta la porta del 7imo piano un Sabato mattina, e la prima cosa che incrocio è la cosa più rara del mondo: un sorriso! Nel posto dove la sofferenza è padrona di casa, qualcuno, maglia blu da ausiliaria e pantalone bianco, sfodera un sorriso che dice semplicemente “benvenuti nel posto giusto”!
Poi visita, poi attesa, poi ancora visita.
Poi entra un medico alla vecchia maniera, uno di quelli che anche se non è orario di visite, si siede sul letto e spiega cosa sta succedendo. Spiega i dubbi che ci sono dalla parte specialistica e i dubbi che possono insorgere a chi la scienza la deve subire.
Mi scappa di andare in bagno e cerco il bagno degli uomini. Nel corridoio incrocio la stessa ausiliaria di prima che mi annota: “non ci sono i bagni degli uomini, questo è il reparto delle donne. Se vuoi andare in bagno devi scendere al secondo piano”.
Dico a me stesso: perfetto, gli uomini pisciano da un’altra parte e lontano da qui. Giusto!
Dicevamo Viterbo maschilista? Sì, ma non a Ginecologia ed Ostetricia.
Ritorniamo per un ricovero qualche giorno dopo. La gravidanza richiede attenzioni e responsabilità che non tutti si prendono.
Anche questo lo ritengo comprensibile.
C’è stato un momento di crollo psicologico. Un momento difficile perché sembrava che fosse scomparso l’essere donna per far posto solo all’essere mamma.
Una donna è donna alla pari di quanto si è mamma.
Proprio in questo momento, dove l’essere donna della mia compagna era scomparso, come un barattolo di marmellata dal quale prendere solo il dolce che contiene e buttare via il contenitore, si fa avanti un supereroe. Silvia. Non ha il mantello blu e la S sul petto, ma solo un camice verde e un mantello di umanità. E poi Katia. E poi la dottoressa Delia. E poi Angela, perché una donna incinta non può andare in giro per i piani dell’ospedale a prendere appuntamenti. E allora lo ha fatto lei e probabilmente non è nemmeno il suo compito.
Parafrasando De André: una donna che incontra un’altra donna e vi si riconosce.
E peccato. Veramente un peccato non ricordare il nome di tutte le altre. Tutte quelle ragazze a cui ti rivolgi e trovi cortesia, gentilezza, comprensione. Sempre!
Ricordo la ragazza che ho fatto arrossire quando le ho detto: “ma ti hanno insegnato a essere così tanto brava o lo sei proprio di tuo?”, e l’altra che doveva sostenere un esame per il suo corso di laurea e invece stava lì sul campo dove la teoria la impari insieme alla pratica. Le ho offerto il mio improbabile aiuto informatico, ma le macchine hanno ancora troppo poco da insegnare e tanto da imparare.
Poi arriva il momento del parto.
E allora ancora altri supereroi. Quelli di turno. Perché a Viterbo i supereroi non devi sperare di incrociarli, li trovi di turno!
Noi abbiamo trovato Elena. Il meglio? Non lo so, ma se non lo è lo diventerà! Un’altra donna che sa che di fronte ha una donna in difficoltà. E da donna esalta la se stessa che ha di fronte. Con sapienza, esperienza e gentilezza trasforma il debole in supereroe.
Da classico calabrese ho chiesto: di quale città sei? Montefiascone. Perché questi supereroi non vengono da altri pianeti, sono vicino a noi! Dobbiamo solo dire che ci sono ed esistono. Perché così è! Ecco perché lo scrivo dove tanti lo possono leggere.
E poi il dottore di cui ho parlato sopra. Il turno ha voluto che ci fosse ancora lui. Di Reggio Calabria. Non dico tanto perché potrebbe scattare il campanilismo. Però si chiama Francesco come il nuovo nato e, proprio come il nuovo nato, non Francesco d’Assisi ma Francesco di Paola!
Si entra in una stanza e di fronte c’è una mamma albanese e di lato una mamma marocchina che chiama la sua bimba “sorriso”. Un sorriso che illuminerà il viterbese tanto da fare dispetto a quel razzismo che vogliono fomentare.
Dicevamo Viterbo xenofoba? Non al reparto di Ginecologia ed Ostetricia dell’ospedale Belcolle.
Il vagito non segna la fine ma un nuovo inizio.
Al Belcolle si fanno da parte i primi supereroi per fare spazio a quelli della porta accanto. Apri la porta del nido ed ecco che ti invade altra esperienza, altra professionalità, altri consigli.
Lui è nato come figlio e adesso tocca a te nascere come genitore.
E allora, in un mondo dove il primo che passa insegna, diventa evidente che l’umiltà di avere rispetto verso lo studio e la passione che indiscutibilmente ti sta di fronte è il comportamento migliore che si può avere.
E allora impari da infermiere pediatriche che il loro turno non è lavoro ma amore, passione e, lasciatemelo dire, specialità.
Sono loro che azionano il primo ingranaggio dentro di te e ti diplomano genitore, che ti fanno capire che, no, non sarà facile, ma che comunque sarà possibile, che ci si riesce, che in fondo anche tu sarai in grado.
Ringraziamo a gran voce e a braccia aperte chiunque abbiamo avuto l’onore di conoscere. In particolare Manuela, che quando siamo andati via, ci ha salutati commuovendosi.
Quando stavamo tornando a casa, in ascensore, abbiamo incrociato una giovane mamma con il pancione che molto probabilmente cominciava quello che noi avevamo appena concluso e non le ho parlato di supereroi per non fare “spoiler” ma le ho comunque detto: tranquilla sei nel posto giusto!”
Gianfranco, Sara e Francesco ringraziano i supereroi di Viterbo.
Grazie a Gianfranco Battista, a Sara Balzerano e al piccolo Francesco.


















