
VITERBO – Un cittadino, Luigi Tozzi, ha scritto in redazione per intervenire sul dibattito che abbiamo voluto aprire in merito all’organizzazione di ‘Viterbo in Festa’. Riportiamo fedelmente la lettera che ci è stata inviata, ritenendola preziosa.
Caro Roberto,
ho letto con attenzione la tua bella “Lettera aperta a Viterbo in Festa” che condivido almeno in parte. Ti seguo nella tua richiesta di dibattito con alcune mie considerazioni da viterbese emigrato ma che conosce bene la sua città.
Viterbo ha tante realtà culturali che possono aiutare l’amministrazione a sostenere il percorso che dovrebbe portare la nostra città alla candidatura di Città della Cultura nei prossimi anni. Su questo ti do ragione.
Ma a Viterbo, spesso, queste realtà si riducono a posizioni di piccola rendita economica o di piccolo prestigio o, peggio, a serbatoi di voti. E chi non si comporta così va avanti con fatica. Per fortuna queste realtà virtuose ci sono, anche se poche.
Negli ultimi 50 anni troppe volte ho assistito a scene di litigiosità, di ’acredine di molte realtà poco virtuose verso altre realtà. Tutto questo è utilizzato per bloccare ogni innovazione, in un gioioso tutti contro tutti. Una situazione a favore di pochi, che conosco dalla mia giovinezza.
Mi ricordo che se qualcuno si azzardava ad aprire in locale un po’ diverso ed innovativo e non faceva parte della solita cerchia, veniva subito preso di mira. Partiva una sorta di “ordine” che dava dello sfigato a chi provava a frequentarlo. Tempo qualche mese e chiudeva. Poi sono arrivati gli studenti universitari che hanno bloccato questa brutta abitudine. Ed infatti certe “piazze” storiche sono finite.
Questo male atavico della città ha portato a costruire e poi distruggere Caffeina. Nata dal nulla, cavalcata da alcune giunte, osteggiate dalle “opposizioni” che le attribuivano l’oligopolio dei fondi che prima venivano dati a pioggia (a chi volevano loro). Anche se è vero che chi l’ha gestita ci ha messo molto del suo.
Questo male vive sul “piccolo è bello” (perché così ci mangiamo un po’ tutti) che non fa crescere nessuno (soprattutto la città), a vantaggio di chi ha già rendite di posizione e non le vuole vedere scalfite.
Attenzione, non sto dicendo che non si devono favorire le piccole realtà, ma che bisogna inserirle in un progetto dove, come dici tu, ognuno fa la sua parte per costruire un evento degno di questo nome. Non il “mega concerto” gospel di Natale con il solito coro americano, ma magari un evento dove tutte le corali viterbesi e la scuola di musica del Comune possano partecipare. C’è un grande regista come Antoniozzi che questo saprebbe farlo veramente bene.
Ma se Viterbo non si “sgrassa” da queste realtà che vivono di rendita o di serbatoio tutto rimarrà terribilmente uguale.
Molti vivranno delle briciole e di quelle ore di notorietà ed altri ne accaparreranno i voti.
Hai ragione a chiedere la progettualità a questa giunta. Da questa, infatti, si capisce se vuole continuare a gestire gli eventi culturali lasciando il “piccolo è bello” prosperare come oggi, o vuole farsi veramente promotore di un percorso chiaro a cui tutti possono partecipare secondo le loro capacità.
Ti auguro che a questa richiesta una giunta che, nata verosimilmente senza cordoni ombelicali scomodi, possa rispondere a te e a tutta la città che governa.
Luigi Tozzi


















