

Gentili signori e signore propositori di ‘Viterbo in Festa’,
come giornale del territorio stiamo seguendo con interesse le recenti vicende che sono state portate all’attenzione dell’opinione pubblica in merito alla mancata organizzazione del grande classico San Pellegrino o Viterbo in Fiore e al comparire sulla scena della vostra proposta-evento. Le due situazioni, precisiamolo per i più distratti, non sono da collegare in realtà. In pratica in autonomia Palazzo dei Priori ha deciso di non fare un evento con trenta anni di storia e rappresentante un pezzo importante dell’offerta ludico-ricreativa e cultura del territorio. Il collettivo di Viterbo in Festa ha quindi pensato di utilizzare quello che storicamente era il fine settimana di Viterbo in Fiore per concentrare un cartellone di eventi.
Crediamo che sia meritevole l’impegno, la voglia, la volontà, la passione, l’entusiasmo e l’amore per la città che sono alla base del passo in avanti che avete fatto. Da cittadini ve ne siamo anche grati. Però abbiamo deciso di inserire nel dibattito pubblico che di fatto si è aperto alcuni elementi, con l’auspicio che possano essere d’aiuto a tutti a partecipare a un ragionamento sulla città di Viterbo e in un modo particolare sul centro storico.
Vorremmo aprire una riflessione su un rischio che, a nostro parere, nella mentalità viterbese si tende a correre: il rischio da overdose da eventi. La sensazione è che tutte le azioni culturali, portate avanti da tutti gli attori immersi nello stesso brodo, guardino sempre alla moda del grande evento. Si badi, non abbiamo nulla contro i grandi eventi e anzi ci auguriamo che ne vengano realizzati molti. La paura è però che dentro la moda del grande evento si tenti di accorpare tante cose da concentrare in poco tempo e senza che ci sia davvero qualcosa capace di rendere il tutto un grande evento. Questo è dannoso sotto molti punti di vista e rischia di sciupare risorse economiche e umane che invece, se impegnate in modo diverso, potrebbero rendere molto di più di qualche ora di euforia.
Avete presente quanto sia bella una realtà come Tetraedro? Noi sì, lo sappiamo bene. Dobbiamo però anche essere sinceri, per noi Tetraedro non è una realtà che deve organizzare un grande evento. Perché Tetraedro è una risorsa per la città se tutti i fine settimana dell’anno porta in una piazza di Viterbo uno spettacolo. Cavolo, così ci piace tanto. Un’associazione che lavora costantemente, settimana dopo settimana, per fare quello che sa fare bene. Che “coltiva” con un’attività costante la curiosità del pubblico, la passione per il teatro, per gli artisti di strada, etc.
E vogliamo parlare della Pro Loco? Quante visite straordinarie della città ha regalato a tutti? Anche qui servirebbe una costanza, appuntamenti fissi su tutto l’anno. Servirebbe programmazione su base annuale e un Comune, casa della cultura, capace di mettere a bilancio un fondo per strutturare tutto questo. Avete presente quei bandi che vengono fatti di solito? Beh quelli fanno cagare forte. Finanziamenti a pioggia tanto brutti quanto sterili. E la sensazione è che stiamo correndo il rischio che quel modello dei finanziamenti a pioggia, a nostro vedere francamente pornografico, venga replicato in un’altra forma: l’evento aggregante. Quello dove metti insieme tante piccole cose, le concentri in una manciata di ore e in buona sostanza, se Palazzo dei Priori ci mette del suo, butti soldi pubblici.
Questo perché riteniamo, senza pretesa di avere ragione ma con l’intenzione di fornire elementi di ragionamento e dibattito, che ognuno dovrebbe fare il suo. Le realtà preziose per un lavoro costante sulla città dovrebbero essere messe nella condizione di fare bene quello. Gli organizzatori di grandi eventi facilitati nel realizzare quest’altra faccia della medaglia di un’offerta culturale possibile.
La droga del grande evento collettore lascia poco, produce poco se non lo sballo di un pomeriggio. Allora non un grande evento ma una programmazione annuale di azioni costanti che sappiano portare in centro, non un fine settimana ma tutte le settimane, iniziative potrebbe essere un qualcosa di più interessante. E se una città piange la morte di una sua manifestazione storica forse meglio lasciare il giusto spazio del lutto piuttosto che correre a riempire. Lo avete fatto in buona fede, per amore della città, per amore di quello che fate. Il rischio di finire nei giochetti della politica però è sempre in agguato e forse, ci perdonerete la presunzione e ci scusiamo in caso di un nostro errore di visione, questa volta ci siete finiti dentro.
Per la cultura cittadina non servono spicci, servono risorse. Ci permettiamo inoltre di ricordare che un grande evento c’era e si chiamava Caffeina. Il motivo principale per cui è stato ricoperto di fango è legato ai debiti, al non pagamento di chi ha lavorato. Ci domandiamo: tutti quelli che lavoreranno a ‘Viterbo in Festa’ saranno pagati? Ci auguriamo di sì perché una città con la doppia morale sarebbe un altro grande male da cui diventerebbe utile liberarsi.

















