

ROMA – Sono le 19.20 quando Leone XIV si affaccia dalla Loggia delle Benedizioni. La folla in festa lo acclama, il papa li fissa per qualche minuto visibilmente commosso.
“Un saluto di pace entri nel vostro cuore, raggiungesse le vostre famiglie, tutti i popoli, tutta la terra. La pace sia con voi. Questa è la pace di Cristo Risorto, una pace disarmata e disarmante. Proviene da Dio che ama tutti, incondizionamente. Ancora conserviamo nei nostri orecchi quella voce debole ma sempre presente di Papa Francesco. Il papa che benediva Roma e dava la sua benedizione del mondo intero quella mattina di Pasqua, consentitemi di dare seguito a quella benedizione. Il male non prevarrà, siamo tutti nelle mani di Dio – queste le prime parole del papa -.
Senza paura, uniti, mano nella mano con Dio e tra di noi andiamo avanti. Siamo discepoli di Cristo, Cristo ci precede. L’umanità ha bisogno di lui come un ponte per raggiungere Dio. Aiutateci a costruire ponti, con il dialogo, con l’incontro. Per essere un solo popolo, sempre in pace. Grazie a papa Francesco”.
“Sono un figlio di Sant’Agostino, un agostiniano. Possiamo tutti parlare verso quella Patria che Dio ci ha preparato. Un saluto speciale alla Chiesa di Roma – ha continuato -. Dobbiamo cercare insieme come essere una Chiesa missionaria e che costruisce i ponti e il dialogo, sempre pronta a ricevere tutti coloro che hanno bisogno della nostra carità”.
Poi il papa ha iniziato a parlare in spagnolo, salutando il Perù dove è stato guida.
Quindi il ritorno a parlare in perfetto italiano: “Vogliamo essere una Chiesa che cerca sempre la pace, la carità e l’essere sempre vicini a coloro che soffrono”.

















