Leonardo Bonucci, protagonista di 'A raccontare comincia tu'
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TORINO – Il forte difensore della Juventus, intervistato nella trasmissione televisiva di Rai 3 condotta da Raffaella Carrà parla delle sue origini viterbesi e del trasporto del 3 settembre.

TORINO – La quinta puntata di ‘A raccontare comincia tu’ di Raffaella Carrà è dedicata a Leonardo Bonucci. Un’ intervista che spazia dal calcio alla vita privata.

Bonucci e Raffaella Carrà s’incontrano allo “Juventus Training Center”, dove la conduttrice aspetta la fine dell’allenamento prima di tornare a casa assieme al difensore.

In auto le prime battute  dell’intervista, con molti riferimenti a Viterbo e alla sera del 3 settembre. Intervista che poi prosegue a casa del difensore.

Racconta Bonucci: “Con Viterbo ho un bellissimo rapporto e mi dispiace non poter tornare più spesso per via dei tanti impegni. La Macchina di Santa Rosa? Se uno non la vede non ci crede. E’ una torre di 30 metri portata dai Facchini tra le vie del centro. E’ tutta illuminata e pesa tantissimo, infatti i Facchini vanno a tratti e il pericolo principale è quando la alzano e la abbassano. E’ una cosa bellissima. Io facchino? Non ho mai avuto il fisico per portarla. Mio zio si, l’ha portata per tanti anni e lo fa tuttora. Ultimamente a inizio settembre ho sempre le partite con la Nazionale e diventa difficile assistere di persona al trasporto ma prima o poi ci porterò anche i bambini”.

Si parla anche di calcio. Di Cristiano Ronaldo, del passaggio al Milan dello scorso anno e la celebre esultanza quando segna. “Ho la fortuna e il piacere di allenarmi con Cristiano tutti i giorni  e mi rendo conto che è un giocatore difficile da capire perché è capace di tutto. In questo momento è il migliore al mondo  afferma Bonucci– Messi si sente responsabile mentre Cristiano lavora molto per la squadra. E’ umile e disponibile. L’anno al Milan? E’ stato difficile ma mi ha insegnato tanto. La mia esultanza? Non è un’offesa ma un gioco. Nella nostra zona si usa il modo di dire ‘sciacquati la bocca’ e quando esulto lo faccio in quella maniera ma senza polemica”.

         

 

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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