

VITERBO – A Viterbo, si sa, la politica ama i palcoscenici suggestivi. E così, lo scorso 26 giugno, Italia Viva ha scelto per i suoi sospiri i giardini del Paradosso. Tra l’ombra degli alberi e lo starnazzare delle oche, che forse — sagge bestiole — capiscono di politica molto più di noi, è andata in scena la commedia degli equivoci. Niente di grave, il mondo della politica funziona così. Continuate a leggere sereni.
A parlare chiaro, o almeno a provarci, è stato Alessio Trani, commissario comunale dei renziani. Con l’aria di chi ha finalmente sciolto le trecce alla sposa, Trani ha sentenziato: “Si chiude un ciclo, il patto civico è venuto meno”. Si riferisce al patto anche di Italia Viva con Frontini, che ha contribuito alla vittoria nel giugno 2022. E via con il nuovo percorso, la “proposta alternativa” e tutto il repertorio che solitamente accompagna i divorzi, anche quelli politici. Il bersaglio, neanche troppo velato, è il connubio tra i civici della sindaca Chiara Frontini e la Forza Italia di chiara matrice berlusconiana. Un’unione che, secondo i renziani, avrebbe dato al governo di Palazzo dei Priori una forma — se non proprio un’anima — che a loro non garba più. Pare che a suggerire il termine “garba” sia stato Renzi in persona.
Ma qui nasce il guaio. Perché, vedete, la politica italiana ha questa rara dote di far convivere il diavolo e l’acqua santa, o — se preferite — il centro e i suoi satelliti. Nella maggioranza che sostiene la sindaca siedono ancora il consigliere Moricoli e l’assessora Angiani. Che sono di Italia Viva, o almeno così risultano dagli annali. Com’è possibile, dunque, che il partito dichiari il “si chiude un ciclo” mentre i suoi uomini restano al banchetto della maggioranza? È la solita, eterna arte della piroetta, che a Roma chiamano strategia e in provincia, più onestamente, confusione. Tra l’altro risultava presente al Paradosso, con Angiani, anche un altro pezzo di giunta: Stefano Floris.
Per raddrizzare il tiro è intervenuto Felice Casini, presidente regionale di Italia Viva, col piglio di chi vuole mettere il cappello sulla questione: “Non siamo ospiti, ci sentiamo a casa e parte integrante” del centrosinistra.
Ecco, appunto. Il centrosinistra. Ma allora, ci si chiede guardando le oche che continuano a imperversare nel Paradosso, se la casa è quella, perché la porta di Palazzo dei Priori resta ancora socchiusa per i renziani? Pare di vedere il gioco delle sedie musicali, dove nessuno vuole alzarsi per paura di non trovare più un posto dove sedere. Intanto, nei giardini, si aggiravano i dem: gente che studia il campo, conta gli uomini e, ne siamo certi, pregusta già la presa di Palazzo dei Priori. Interessante la presenza di Maurizio Tofani, lui c’era quando “il borghese illuminato” Leonardo Michelini ce la fece in barba al centrodestra. Scaramanzie? Panunzi guarda tutto e tutti sornione, se gli riuscisse al Mujica dei Cimini sarebbe da andare a piedi da Canepina al capoluogo. Ma per non sbagliare, se fossimo in lui, un giretto al Decathlon ce lo andremmo a fare, prima che finiscano quelle scarpe da trekking così fiche.
In questo scenario, con sguardo da falco pellegrino, scende all’attacco un manipolo di “Fratelli”. Quelli del gruppo della sala d’Ercole: Matteo Achilli, Gianluca Grancini, Marco de Carolis, Pietro Amodio. Sentite cosa hanno da dire: “Italia Viva predica bene, ma razzola male. Da una parte i suoi dirigenti dichiarano pubblicamente che “il patto civico è venuto meno” e che per il partito “inizia un percorso nuovo”. Dall’altra, però, continuano a mantenere propri rappresentanti all’interno della maggioranza e della Giunta Frontini. La presenza, all’evento organizzato da Italia Viva, degli assessori Floris e Angiani insieme ai rappresentanti del Partito Democratico rappresenta un’immagine politicamente significativa. Se è proprio in quella sede che è stato annunciato un nuovo percorso politico, allora è doveroso che tale scelta trovi coerenza anche nelle istituzioni. Non è accettabile dire una cosa fuori dal Palazzo e farne un’altra dentro. La città merita una maggioranza chiara (aggettivo no sostantivo n.d.r). Se questa maggioranza non esiste più, allora l’unica strada seria è restituire la parola ai cittadini. Si torni al voto.”
Fanno il loro, per carità. Ma a osservare questo teatrino viterbese, viene da pensare che la coerenza sia diventata un optional di lusso che pochi possono permettersi. E in effetti, non fa in tempo a cadere per terra il foglio della nota stampa dei “Fratelli” che arriva la replica di Italia Viva: “La coerenza, quando si pretende dagli altri, va prima verificata in casa propria. E la memoria, quando si invoca per accusare, dovrebbe valere per tutti allo stesso modo. Ad oggi Italia Viva non è rappresentata in Consiglio comunale con un proprio gruppo. Ma laddove se ne presentassero i presupposti, la creazione di un gruppo formale è un’ipotesi che si potrebbe valutare. Detto questo, parliamo di coerenza fino in fondo, non a metà. C’è un dato che meriterebbe attenzione da parte degli attenti osservatori di Fratelli d’Italia: la presidente provinciale di Italia Viva, Alessandra Ortenzi, alle ultime provinciali non ha raccolto un solo voto nella fascia dei consiglieri comunali di Viterbo. Zero. Quindi, chiunque fosse stato iscritto o vicino a Italia Viva prima, sicuramente ha scelto altre strade che nulla hanno a che fare con la nostra.
E allora la domanda, quella vera, va restituita al mittente. Se il tema è la trasparenza, se il tema è spiegare agli elettori scelte e appartenenze senza infingimenti, ai quattro consiglieri di Fratelli d’Italia in Consiglio comunale a Viterbo si può chiedere altrettanta chiarezza: chi, tra i banchi della maggioranza Frontini, alle ultime elezioni provinciali ha votato un candidato di Fratelli d’Italia anziché la lista condivisa dal Patto Civico? Il nome, per chi conosce le dinamiche dei comuni sulla Via Francigena, non è un mistero. Sarebbe un bell’esercizio di coerenza se fossero proprio i consiglieri di Fratelli d’Italia a fare chiarezza su questo punto. Spiegare, con la stessa fermezza riservata agli altri, come un consigliere comunale possa sedere nella maggioranza Frontini e allo stesso tempo votare altrove alle provinciali. Sarebbe, quello sì, un vero atto di trasparenza politica”.
Qui, più che di strategia, si parla di una vecchia abilità locale: quella del fornaio che, per non sbagliare, infila le pagnotte in tutti i forni accesi. Tanto, a tavola, poi, il pane è uguale per tutti. E i cittadini? Beh, quelli che ne sanno che sapore ha il pane? Difficile riuscire a distinguere la cottura dei forni a chi si è sempre dovuto accontentare delle briciole.

















