
IL CORNER DEL PROFESSORE – Cosa sono le terre rare? Chiedo all’intelligenza artificiale: ” I minerali rari desiderati da tutti sono dette spesso le “terre rare”. Un gruppo di 17 elementi chimici con proprietà magnetiche e luminescenti, utilizzati in tecnologie avanzate come batterie, magneti e display.
”Sono presenti ed estratte in Cina e Ucraina. Mi viene un dubbio tremendo: ”Vuoi vedere che tutte le, apparentemente inspiegabili, scelte contemporanee di strategia geopolitica hanno a che fare con la ricchezza generata da queste terre?”.
Non mi lancio in considerazioni economiche e di controllo dei mercati mondiali di cui intuisco solo vagamente meccanismi e ramificazione anche perché mi vengono in mente le parole del professor Guido Mazza. Il simpatico studioso di ceramica, parlando degli aspetti artistico-tecnologici legati alla produzione di una delle grandi tradizioni viterbese, mi disse nel 2018: “Quello che oggi ha un valore apparentemente assoluto, potrebbe essere in due secoli completamente superato”. 100 anni fa non si parlava, non si facevano le guerre o imponevano i dazi per poter avere accesso alle terre rare. Chissà cosa succederà in 10, 50 o 100 anni.
Cosa ha a che fare la Tuscia con le terre rare? La chiesa cristiana-cattolica è una potentissima oligarchia con 2000 anni di storia. Similmente, Roma è da sempre Caput mundi. Qualcosa supera la frase del professor Mazza; di sicuro i cosiddetti beni immateriali dell’Unesco. Esistono nel mondo brand e luoghi che non risentono del momento storico o della moda. Non solo! Riescono a superare i confini nazionali. Superano anche le lingue in qui se ne parla. Quello che arriva sono echi ed emozioni. Ma debbono essere forti, sentite e sincere. Secondo me di Viterbo della Tuscia dobbiamo iniziare a parlarne noi in modo consapevole, identitario e con pianificazione per diventare brand mondiale. Mi ci accaloro tutti i giorni. Esagero?
Si vive bene, si mangia e respira meglio. Roma e la Toscana sono ad un passo. Ci sono terme, laghi, paesaggio incontaminato e la macchina di Santa Rosa. Mi allargo ad affermare che, come per l’inesistente piano industriale, per nostra fortuna non ci sono le terre rare. Dovendo usare i nostri punti di forza dobbiamo costruire un modello economico su quello che abbiamo e su cosa ci rende unici: storia, tradizione, enogastronomia ed ambiente. Ci serve però uno squillo di tromba per farci notare. Per Viterbo vanno bene sia San Pellegrino in Fiore che il trasporto della Macchina di Santa Rosa. Per la terra nascosta tra Roma e Toscana vanno bene sia Tuscia in fiore che tutte le sagre e tradizioni locali. Manca qualcosa? Si. Dobbiamo saper impacchettare e vendere. Ci servono promozione e comunicazione. Dobbiamo raccontarci.
Siamo nati con la camicia. Per fortuna nessuno vorrà mai invaderci per prendere il nostro posto nel turismo. Nessuno proverà a portare via i Pugnaloni, la Macchina di Santa Rosa o la rievocazione Storica di Soriano. Facessero, aumenterebbero la nostra notorietà. Siamo già tutto quello che dovremmo essere. Abbiamo anche un’altra fortuna. Dal nord Italia alcune pagine social hanno rubato la foto della postazione vincente di Tuscia in fiore 2023 per farsi pubblicità: siamo anche geniali.
La terra che tengo stretta al cuore è bella, ricca, attraente e la gente ha il guizzo del genio. Certo siamo litigiosi ed a volte grezzi ed egoisti. Dobbiamo solo capire dove mettere le nostre energie. Il cielo è il limite e la strada è il neo rinascimento del XXI secolo.


















