Le sfide del settore idrico: cinque opportunità per il nostro territorio
Arera
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Contaminazioni da arsenico e fluoruri, abitati sparsi, reti estese rispetto alla popolazione, dislivelli e numerosi piccoli impianti accrescono da sempre i costi di potabilizzazione, adduzione, sollevamento, controllo e manutenzione. Arera dovrebbe riconoscere gli extracosti efficienti e inevitabili non già coperti, confrontando gestori realmente comparabili e riesaminando periodicamente il riconoscimento. Si proteggerebbero così investimenti sanitari e infrastrutturali ed equilibrio della gestione, legando i maggiori costi a miglioramenti verificabili del servizio.

VITERBO – Gentile direttore, con un documento pubblicato il 14 luglio scorso, Arera, l’autorità nazionale di regolazione per energia reti e ambiente, che regola tra gli altri il servizio idrico integrato, ha posto in consultazione il “Quadro Strategico 2026-2029”. Questo documento contiene un insieme di indirizzi per i settori regolati, come quello idrico, che interessano cittadini, gestori, enti d’ambito e tutti coloro che operano nel settore.

Fino al 15 settembre, chi vorrà potrà inviare osservazioni all’Autorità, che le valuterà in vista di future decisioni. Come cittadino e utente vorrei offrire alcuni spunti, che illustro in misura necessariamente sintetica, affinché l’autorità possa considerare attentamente anche le specificità dell’Ato viterbese e valutare l’adozione di soluzioni capaci di migliorare concretamente il servizio che riceviamo quotidianamente nelle nostre abitazioni.

La questione è in apparenza molto semplice. Come si può trasformare una regolazione sempre più esigente in una leva di modernizzazione del servizio, soprattutto in una realtà come la nostra? Le opportunità principali che andrebbero esplorate da Arera, in stretta relazione con questa consultazione — e tenuto conto dei vincoli esterni che oggi incidono sul nostro gestore locale — sono a mio avviso almeno cinque:

Riconoscere gli extracosti sostenuti dal gestore per ragioni squisitamente territoriali e affrontare, attraverso strumenti di perequazione più ampi, la sostenibilità tariffaria delle aree interne come il viterbese;

Regolare più efficientemente il recupero dei crediti del gestore verso gli enti locali, anche mediante adeguati meccanismi perequativi;

Incentivare l’aumento della quota di investimenti coperta da risorse esterne alla tariffa a carico degli utenti;

Distinguere, nell’applicazione delle penalità, i ritardi imputabili al gestore da quelli determinati da cause esterne documentate;

Favorire strumenti finanziari che consentano di anticipare le somme in attesa dell’erogazione concreta dei contributi pubblici.

Vengo al merito, partendo da precondizioni non negoziabili grazie alle quali possiamo affermare che l’accesso all’acqua costituisce un diritto universale e che la regolazione, anche quella approvata da Arera, deve essere funzionale al pieno esercizio di questo diritto.

Specificità territoriali e solidarietà tariffaria, di bacino o nazionale, per gli utenti della Tuscia

In primo luogo, dovrebbero a mio avviso essere riconosciute stabilmente le specificità di territori quale il nostro. Contaminazioni da arsenico e fluoruri, abitati sparsi, reti estese rispetto alla popolazione, dislivelli e numerosi piccoli impianti accrescono da sempre i costi di potabilizzazione, adduzione, sollevamento, controllo e manutenzione. Arera dovrebbe riconoscere gli extracosti efficienti e inevitabili non già coperti, confrontando gestori realmente comparabili e riesaminando periodicamente il riconoscimento. Si proteggerebbero così investimenti sanitari e infrastrutturali ed equilibrio della gestione, legando i maggiori costi a miglioramenti verificabili del servizio.

Senza contributi esterni o solidarietà, tuttavia, l’onere, che rischia di aumentare in misura esponenziale, resterebbe sugli utenti locali. E ovviamente il costo non può rimanere a carico della sola utenza. Le previsioni ISTAT, base 1° gennaio 2025, stimano nello scenario mediano un calo da 58,9 milioni di abitanti nel 2025 a 55,0 nel 2050 e 45,8 nel 2080: oltre 13 milioni in meno, con perdite più rapide nelle aree interne. Il Quaderno del Blue Book “Scenari demografici e servizio idrico”, della Fondazione Utilitatis, segnala che maggiori investimenti e minore popolazione accresceranno le tariffe pro capite nelle aree in spopolamento. Eppure vi abiteranno ancora milioni di cittadini, ai quali deve essere assicurata la stessa dignità di accesso all’acqua delle aree metropolitane. È ragionevole pensare che gli extracosti di territori sempre meno popolati gravino esclusivamente su chi continua ad abitarli? La domanda investe la dimensione stessa della solidarietà tariffaria e la capacità di salvaguardare le aree interne, nonché il pieno esercizio del diritto universale che richiamavo poco fa.

Per una quota dei costi strutturali e degli investimenti strategici, la perequazione dovrebbe quindi superare il singolo Ato, raggiungendo il bacino distrettuale e, per determinate componenti, persino la scala nazionale. Clima, siccità, scarsità della risorsa e trasformazioni territoriali rendono sempre meno sostenibile affidare tutti i costi ai soli utenti rimasti all’interno di un singolo Ato, “debole” come il nostro. Una solidarietà più ampia attenuerebbe le disparità territoriali, riconoscendo ai gestori i costi inevitabili senza riversarli interamente sulla tariffa locale. Una disciplina Arera ad hoc non premierebbe gestioni inefficienti, ma si limiterebbe a rendere sostenibile un servizio universale anche dove il contesto ne accresce inevitabilmente il costo unitario. Si socializzerebbero soltanto differenziali strutturali, verificabili e non controllabili, spezzando il circuito fra spopolamento, maggior costo unitario, tariffe crescenti e perdita di attrattività, a tutela dell’universalità del servizio, della coesione territoriale e delle gestioni.

Regolare i crediti che il gestore vanta verso gli enti locali, al fine di salvaguardare entrambi

In secondo luogo, Arera potrebbe rafforzare gli strumenti disponibili con un protocollo nazionale di ricognizione e rientro dei crediti del gestore verso gli enti locali (che sono al contempo soci, in casi di società a totale partecipazione pubblica, come nel viterbese). I capisaldi dovrebbero essere riconciliazione delle partite, separazione fra pregresso e servizio corrente, piani vincolanti, monitoraggio dell’Ente d’ambito e strumenti eccezionali per squilibri strutturali. Il recupero migliorerebbe liquidità e fabbisogno finanziario del gestore. Esso non ridurrebbe quindi automaticamente le tariffe, ma potrebbe contenere gli oneri finanziari successivamente riconosciuti.

Nei casi più gravi e accertati, una perequazione dovrebbe poi impedire non solo che la crisi del Comune si trasmetta al gestore, ma anche che un recupero immediato aggravi il dissesto pubblico senza risolvere stabilmente la liquidità del servizio. Arera potrebbe promuovere, nell’ambito delle proprie competenze, un protocollo nazionale. A tal fine l’eventuale istituzione di un fondo richiederebbe una specifica base legislativa e il coinvolgimento delle amministrazioni competenti. Tale fondo potrebbe anticipare al gestore le somme riconosciute, recuperandole dall’ente locale attraverso piani pluriennali sostenibili, condizionati alla riconciliazione e al regolare pagamento del servizio corrente. Senza cancellare debiti né socializzare inefficienze, si tutelerebbero continuità, investimenti ed equilibri di entrambi.

Incentivare gli investimenti nei segmenti della fognatura, dei fanghi e della depurazione

In terzo luogo, venendo ai segmenti ultimi del servizio idrico integrato (fognatura, fanghi e depurazione; centrali per il raggiungimento di obiettivi ambientali e di qualità delle acque), Arera potrebbe favorire con gli enti competenti l’impiego coordinato di contributi, finanza agevolata e tariffa, attraverso anche il FoNI (Fondo Nuovi Investimenti) ed eventuali meccanismi perequativi specificamente disciplinati. Ricordo che il FoNI costituisce un’anticipazione tariffaria vincolata agli investimenti e non va confuso con i contributi pubblici a fondo perduto.

Nel piano operativo 2025 del gestore viterbese, per il triennio 2025-2027 i contributi pubblici in questi segmenti sono molto limitati, se non inesistenti. Trasferire sulla tariffa tutti i costi da sostenere, per il raggiungimento degli standard di qualità, sarebbe ovviamente improponibile, mentre rinviare gli interventi aggraverebbe le criticità ambientali, sanitarie e sanzionatorie. Di qui la necessità di una chiara presa di coscienza del tema da parte dell’Autorità.

Regolare gli effetti dei ritardi nelle opere, evitando di penalizzare il gestore

In quarto luogo, Arera dovrebbe evitare penalizzazioni per ritardi non imputabili al gestore, nella realizzazione delle opere. Il documento in consultazione indica, per il successivo sviluppo della regolazione a partire dal 2030, un rafforzamento della responsabilizzazione rispetto agli investimenti e agli standard di qualità, che potrà tradursi in specifici meccanismi penalizzanti. È un indirizzo coerente con il diritto dei cittadini a vedere opere tempestive e risultati verificabili.

Come sperimentato nella nostra provincia, però, anche per il raggiungimento degli standard di qualità dell’acqua, i ritardi possono dipendere dal tardivo rilascio di autorizzazioni, tempi fin troppo lunghi per gli espropri, indisponibilità delle aree, interferenze, ricorsi o tardivi trasferimenti pubblici. Una matrice predisposta da Arera dovrebbe quindi distinguere responsabilità dirette, concorrenti e cause esterne documentate e non controllabili, accertando la quota imputabile al gestore. Si eviterebbero in questo modo penalizzazioni tariffarie ingiustificate, mantenendo ferma la responsabilità per le omissioni effettive.

Una liquidità ponte per realizzare le opere, per i gestori efficienti

In quinto luogo, Arera dovrebbe favorire, entro le proprie competenze, strumenti standard di liquidità ponte erogati da finanziatori. Parlo in questo caso di anticipazioni sui SAL (stati di avanzamento dei lavori), cessioni di crediti certificati ove consentite, garanzie pubbliche o convenzioni con soggetti finanziari istituzionali. Come noto, infatti, il riconoscimento di un contributo pubblico si trasforma in denaro in cassa solo dopo lungo tempo. E così spesso il gestore paga le imprese, presenta i SAL e ne attende la validazione prima del trasferimento.

Per il gestore viterbese, le cui fragilità l’ultimo bilancio descrive come attenuate ma non superate, questo intervallo può rallentare anche opere integralmente finanziate sulla carta. Arera potrebbe valutare, entro il quadro tariffario vigente, se e in quale misura ammettere una copertura standardizzata degli oneri finanziari efficienti, effettivi e strettamente necessari. L’Ente d’ambito dovrebbe calcolare e verificare l’onere per gli utenti. Se fosse la tariffa ad anticipare temporaneamente il costo dell’opera, il contributo successivamente incassato dovrebbe essere integralmente considerato nei conguagli e nelle predisposizioni tariffarie successive, evitando qualsiasi duplicazione di copertura.

In conclusione, caro direttore, auspico che queste proposte possano essere sviluppate dal regolatore Arera attorno a tre profili verificabili. Faccio riferimento al riconoscimento di costi realmente inevitabili; all’accertamento di inefficienze eliminabili dal gestore e ai risultati ottenibili. La vera sfida, in altri termini, è tenere insieme efficienza e solidarietà, ovverosia coniugare costi efficienti misurati sulle reali condizioni territoriali, tariffe sostenibili per gli utenti e strumenti perequativi abbastanza ampi da garantire il servizio anche laddove demografia e geografia lo rendono oggi, e lo renderanno ancor di più in futuro, strutturalmente più oneroso.

I principi che ho menzionato in questo breve contributo ruotano quindi sostanzialmente intorno a un obiettivo, che è quello di non far sopportare agli utenti né il costo delle inefficienze (soprattutto quelle fisiologiche legate a ragioni geomorfologiche del nostro territorio) né quello dei ritardi e degli squilibri che il gestore non può oggettivamente controllare.

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“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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