Le scuole di Viterbo ricordano l'Olocausto con un'installazione artistica

I ragazzi hanno creato un intreccio di nastri azzurri in ricordo di Sara, bambina simbolo della deportazione ebrea nei campi di concentramento
Ieri le scuole dell’infanzia centro storico, primaria De Amicis e secondaria di primo grado Tecchi hanno ricordato il Giorno della Memoria. Lo hanno fatto con una installazione urbana su via Emilio Bianchi: un intreccio di nastri azzurri in ricordo di Sara, bambina simbolo della tragedia della deportazione del popolo ebreo, la cui storia è raccontata da Lorenza Farina nel libro “Il volo di Sara”.
Ad apprezzare l’iniziativa anche il sindaco Michelini con gli assessori Delli Iaconi e Barelli, che dopo la cerimonia commemorativa in via della Verità, hanno fatto visita ai piccoli alunni. In concomitanza con la celebrazione, le scuole sono rimaste aperte per il loro open day dalle 15 alle 18 con laboratori per bambini e ragazzi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
di Roberto Pomi
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
di Roberto Pomi
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.


















