
VITERBO – Questa settimana ho intervistato Anna Maria Funari, autrice de ‘Il Segreto del Pellegrino’.
Da dove nasce la tua passione per la scrittura?
“La passione per la scrittura credo sia un dono che ho sempre avuto. Fin dai tempi della scuola elementare ho sempre dimostrato attitudine alla narrazione e alla fantasia, almeno stando a quello che le insegnanti dicevano a mia mamma.
Attitudine che, col tempo, si è sempre manifestata quasi con prepotenza nella mia vita, diventando una vera e propria necessità di raccontare, di fissare sulla carta i miei pensieri e le mie emozioni, arrivando poi a trasformarle in storie, racconti, favole i cui temi spaziano a 360° nelle varie realtà della vita o sconfinano nella più pura narrazione fantastica.
In finale, penso con un po’ di presunzione di essere nata con la matita in mano e il dizionario in tasca piuttosto che con una calcolatrice, a dispetto degli studi ragionieristici fatti mio malgrado”.
Il Segreto del Pellegrino è un romanzo in cui si intrecciano due omicidi: uno passato e uno presente. Hai parlato dei Malatesta e dei Montefeltro, da dove nasce la tua passione per queste due famiglie?
“Una premessa è doverosa, in merito alla collocazione geografica del romanzo. Io sono di origini marchigiane e le mie radici affondano nella terra dei Monti Sibillini, a cavallo delle provincie di Fermo e Ascoli Piceno. Quindi ambientare un romanzo di terra di marca era certamente un vantaggio, pur non conoscendo approfonditamente il Montefeltro; in questo è stato di gran supporto il web, che mi ha fornito ogni informazione necessaria sulle caratteristiche territoriali di quella zona.
Nello specifico delle famiglie, mi ha sempre affascinato quel periodo storico che segna la fine del Medioevo e l’inizio del Rinascimento. Un’epoca senz’altro buia, dove le faide familiari erano all’ordine del giorno e anche la cultura dei popoli non era così in avanti. Malatesta e Montefeltro erano da sempre amici-nemici, alleati quando conveniva e pronti a scontrarsi per i loro scopi di conquista. Mi è sembrato quindi il terreno adatto in cui calare una storia i cui personaggi, mai esistiti peraltro, vivevano e subivano questi capricci del tempo e degli uomini, perpetuando la loro storia fino ai tempi presenti”.
Hai un personaggio a cui ti senti più legata?
“Inutile dire che il personaggio di Tancredi è quello che amo di più. Forse perché rappresenta il cavaliere senza macchia e senza paura che ogni bambina sogna, un perfetto principe azzurro che mette dinanzi a ogni cosa la sua amata. Adoro la sua estensione nella dimensione contemporanea, proprio quale continuazione di certi ideali, seppur ben mascherati da atteggiamenti molto sopra le righe quali la supponenza e alcuni tratti cinici che il protagonista moderno si concede, come se si sentisse così al di sopra di tutti da non poter subire conseguenze. Devo dire, tuttavia, che ogni personaggio di questo romanzo mi ha rubato un pezzo di cuore e me ne ha regalato un po’ del suo”.
Ogni libro prende spunto da una piccola parte di noi o da ciò che ci circonda il tuo da dove è nato?
“L’idea, è vero, spesso prende spunto da situazioni o posti che si vivono, da riflessioni personali o discussioni con amici. In questo caso, è nato in un raro momento di pausa, parlando con un collega di lavoro. Si parlava della Via Francigena, dei pellegrini, di “Chissà quanta gente non è mai arrivata a destinazione”… e qualcosa ha preso forma in modo molto sconnesso e nebuloso. Poi una volta schiarite le idee, ho cominciato a scrivere e quel romanzo è il risultato finale”.
Quanta parte di te è presente nei tuoi personaggi?
“E’ una domanda che mi viene fatta spesso, in particolare dopo che il libro è stato letto. Chi mi conosce bene sa ritrovare qualcosa di me in ogni personaggio; in questo libro più che mai c’è un pezzetto di me, del mio carattere, in ognuno di loro. Perfino in Lucrezia e Tancredi c’è qualcosa che evoca il passato e il mio amore per quel periodo storico. Lei quasi evanescente e minuta, lui intraprendente e protettivo.
Nel contemporaneo, mi ritrovo moltissimo in Giulia Roganti, il Capitano dei Carabinieri che ha forti ed accesi scontri con Lupo Rocca. Si, posso dire che, come diceva il Principe De Curtis, “è la somma che fa il totale”; e la somma di tutti i caratteri dei personaggi dà, come risultato, quello della loro creatrice”.
La tua scrittura è fluida, armoniosa e pacata, la storia d’amore che hai raccontato mi ha fatta immergere nel mondo di Tancredi del suo amore impossibile, hai mai pensato di scrivere un romance?
“La modalità di scrittura è stata un po’ un bell’ostacolo nella stesura del romanzo. Nel mondo di Tancredi il linguaggio doveva essere quanto più simile possibile a quello dell’epoca; per essere credibile ho fatto ricorso a tutti i ricordi scolastici degli autori di fine 1400 e inizio 1500 e, seppur veloce, anche a una rilettura di alcuni testi, come il sonetto di Dante “tanto gentile e tanto onesta pare la donna mia quand’ella altrui saluta”. Un linguaggio che oggi appare desueto, fuori moda… per alcuni perfino ridicolo ma che calza a pennello su Tancredi e il suo amore sfortunato. Per quanto riguarda i romance… onestamente non saprei; nei miei lavori l’amore è sempre presente ma è molto spiccio, non ha bisogno di fronzoli, è fatto di situazioni, sguardi e, spesso, anche di scontri verbali crudi e trancianti, come accade tra Giulia e Lupo. Non credo di avere nel DNA il tratto che codifichi “romanzo d’amore appassionato e travolgente, strappalacrime e disperato”. Diciamo che anche nella vita privata, sono sempre stata molto coi piedi per terra dopo una situazione davvero da romance vissuta circa 35 anni fa”.
A che genere appartiene secondo te il tuo romanzo?
“Devo ammettere che trovargli una collocazione non è stato semplice perché è un mix tra un romance-storico, unito ad un giallo per il mistero che viviamo momento per momento dell’omicidio. Io definisco “Il Segreto del Pellegrino” un archeo-thriller, proprio in funzione dell’argomento che domina tutta la trama. Il mistero archeologico che, pagina dopo pagina, si infittisce e l’omicidio che viene perpetrato lo rendono, a mio parere, aderente a una realtà letteraria come quella che ti ho detto. Poi comunque è il lettore che determina la sua classificazione in funzione della sfaccettatura che lo ha colpito di più”.
È in programma già un altro libro?
“La scrivania è decisamente in subbuglio. Nel frattempo, con piacere, ho partecipato con altri autori alla stesura di una raccolta di poesie e racconti, “Agorà, l’amicizia si fa in 10”; l’iniziativa è stata proposta da Eugenio Pattacini ed è stato un vero onore essere chiamata a farne parte. Prossimamente, ma non so dirti quando di preciso, uscirà una raccolta di racconti per bambini/ragazzi; i racconti sono stati illustrati dalle matite di alcuni amici che così li hanno resi decisamente accattivanti, specialmente per i più piccoli.
E poi… si, qualcos’altro bolle in pentola… ma è un lavoro ancora in embrione e per scaramanzia preferisco non parlarne. Ai lettori infine vorrei dire che tutti i miei libri sono disponibili sulle piattaforme online e possono essere anche ordinati nelle loro librerie di fiducia”.
Gloria Donati è una bookstagrammer. Potete trovarla su Instagram con il nome di @glo.donati.


















