

LE RECENSIONI DI GLORIA – Questa settimana ho incontrato lo scrittore Paolo Del Canto, autore di ‘Sfratti di Cronaca’ per una bellissima intervista.
Quando hai iniziato a scrivere?
“Nella mia biografia scrivo che le prime opere risalgono alla prima elementare e sono state i nomi di frutta, verdure e animali e che poi sono passati anni prima di sviluppare un qualcosa che potesse assomigliare alla letteratura.
In realtà, dal punto di vista “artistico”, i primi passi li ho mossi intorno al 1998, scrivendo testi teatrali per una compagnia della quale ero regista. Si trattava di spettacoli dedicati a tematiche sociali realizzati utilizzando uno stile ironico e tragicomico. Nel 2012, terminata l’avventura teatrale, mi è rimasta la voglia di scrivere e di farlo mantenendo lo stesso stile tragicomico, surreale e ironico che utilizzavo in teatro, e così ho cominciato a scrivere racconti e ho partecipato a un concorso di scrittura tenuto da Marco Ravasio, scrittore bergamasco uscito dalla scuola Holden di Torino. Da lì poi non ho più smesso”.
Che cosa hai provato mentre scrivevi ‘Sfratti di cronaca’?
“‘Sfratti di cronaca’ è una raccolta di racconti e ogni racconto è un’opera a sé. Scrivere racconti su fatti di cronaca e sull’attualità risponde a un mio bisogno interiore, quello di scavare nell’animo umano, di pormi domande, di immaginare realtà diverse per creare specchi che deformino quella attuale, sottolineandone le storture e le incoerenze. Ogni racconto per me è una sfida, un turbinare di emozioni, un giocare con le sfumature, il camminare sul filo sottile della provocazione, della satira e del tragicomico”.
I temi che affronto sono forti e delicati, lasciano in bocca l’amaro ma fanno riflettere. Prendi spunto dalla vita reale e questo mi ha fatto molto pensare su quali difficoltà tu abbia potuto incontrare lungo la stesura di un libro così delicato. Ti va di parlarcene?
“Le difficoltà nel trattare tematiche così delicate come quelle della vita reale, della cronaca, dell’attualità e il farlo giocando sull’ironia e sulla provocazione sono state principalmente legate a quale potesse essere il limite fino a cui potermi spingere.
Il timore della provocazione fine a se stessa, gratuita, il dare l’impressione che in fin dei conti il senso dei miei racconti fosse solo quello di stupire mi ha accompagnato a lungo. Ma il fatto è che a me non piacciono le mezze misure e credo che se si ha qualcosa da dire lo si debba fare senza falsi pudori, senza nascondersi ma con coraggio e in modo diretto.
L’ironia e la satira possono apparire sgradevoli ma hanno il pregio di raggiungere l’obiettivo con efficacia e schiettezza. Nei racconti cito nomi e cognomi, richiamo in modo chiaro fatti di cronaca reali e tutto questo l’ho fatto perché credo non ci si debba nascondere.
Quello è il fatto, quella la vittima e quello il carnefice. Ciò che faccio con la mia scrittura è cercare di creare punti di vista, prospettive diverse, rimettere in discussione il tutto e spingere il lettore a chiedersi da che parte sarebbe stato nella stessa situazione e se davvero i confini tra il bene e il male sono così netti e ben delineati”.
‘Sfratti di cronaca’ racconta dell’invasione dell’Ucraina e del fenomeno della migrazione del dolore e della paura. Come ti ha fatto sentire scavare così a fondo in questi eventi?
“Scrivere e scavare nei meandri dell’animo umano, nei miei meandri, ha un effetto quasi terapeutico. Mi fa stare, se non proprio bene, almeno un po’ meglio. E’ uno sfogo e un atto di resistenza. L’attualità, la cronaca ma anche la vita di tutti i giorni, il lavoro, la quotidianità che si ripete, sempre uguale, una società che non risponde ai miei sogni, a quelli dei miei figli, dei giovani di oggi, che non dà certezza né serenità, tutto questo mi angoscia, mi disturba e allora reagisco, resisto, ci rido sopra per non piangere e poi ci piango e scrivo, scrivo i miei racconti, i miei personalissimi fanculo, a tutto e a tutti, pure a me stesso. Perché l’autoironia, forse, è ancora più bella e più forte di qualsiasi altra cosa”.
Vorrei farti i miei complimenti per la tua capacità di scrittura. E concluderei l’intervista chiedendoti se hai intenzione di pubblicare ulteriori libri e dove è possibile trovare il tuo romanzo.
“Spero tanto di continuare con la mia scrittura, di scrivere, di raccontare. Lo faccio continuamente, tutti i giorni, fra una pausa lavorativa e l’altra, appena rientro a casa, ogni volta che ne ho la possibilità. Scrivo e leggo, di continuo. E spero tanto di continuare a pubblicare e ne approfitto per ringraziare la casa editrice Edizioni Mondo Nuovo che in questi anni ha pubblicato le mie opere e spero continui a darmi fiducia.
I miei libri, quattro raccolte e un romanzo, sono distribuiti da Messaggerie e si possono quindi trovare in libreria, ordinandoli, e sugli store online. A parte la raccolta ‘L’uomo-novella’, della quale esiste anche la versione e-book, gli altri sono stati tutti pubblicati nella sola versione cartacea. Anche questa è una piccola forma di resistenza”.

















