
LE RECENSIONI DI GLORIA – Oggi parliamo della bravissima scrittrice e poetessa Mirella Pieroni che ha pubblicato “Le ragazze della terrazza”. L’abbiamo intervistata.
Ciao Mirella hai scritto le ragazze della terrazza, vorrei chiederti da dove nasce l’ispirazione per questo meraviglioso libro?
“L’ispirazione principale nasce a seguito di un corso di scrittura narrativa che ha trasformato la mia attitudine a scrivere in versi, pensieri ed emozioni, in capacità narrativa. Gli spunti dei racconti sono eterogenei: un fatto vero su cui ho romanzato, una frase colta durante una conversazione, un sogno, immagini apparse alla mia mente a seguito di emozioni o di una musica, da brevi frasi scritte durante il corso di scrittura creativa, che essendo molto di effetto ho usato come incipit a storie che le stesse mi hanno ispirato.
Molto più difficile è stato trovare un titolo adeguato e una forma di introduzione ai racconti che fossero tenuti insieme da un filo conduttore. L’ispirazione me l’ha data la mia ampia terrazza e un fatto realmente avvenuto: la visita delle mie amiche in un momento doloroso della mia vita.
Da lì nasce il titolo ” Le ragazze della terrazza” e il prologo ed epilogo in cui appare Milena che offrirà il modo per introdurre la voce narrante e la scrittura come forma di terapia”.
Da quando hai scoperto il tuo amore per la lettura e scrittura?
“Il mio amore per la lettura è nato da quando ho imparato a leggere e ho letto di tutto, a cominciare da fiabe e favole, fumetti, classici; ho spaziato fra generi e da poco più di un anno mi sono completamente dedicata alla lettura di scrittori esordienti, anche per collaborazioni, uscendo spesso dalla mia comfort zone che attualmente risiede nei gialli/thriller di tutte le sfumature. Mi sono dedicata a questa categoria di scrittori per vari motivi: i primi che mi sono capitati da leggere, mi sono piaciuti più di libri di autori famosi letti a ridosso degli stessi, anzi ne uscivo delusa; ritengo che fra gli emergenti ci siano scrittori che meriterebbero molta più visibilità e io faccio come quell’uccellino che portava una goccia d’acqua per spegnere l’incendio; insomma faccio la mia piccola parte con collaborazioni e acquisti sempre seguiti da recensioni; anch’io, ormai, mi sento parte di questa categoria e comprendo bene la frustrazione di uscire dall’anonimato o quantomeno avere la soddisfazione di essere letti.
La passione per la scrittura nasce più tardi fra alti e bassi. Inizia nel periodo adolescenziale per dare voce ai miei complessi pensieri, riflessioni, già presenti in tenera età e che trovavo difficile condividere con le mie coetanee dalle quali spesso mi sentivo diversa, così troppo assennata per l’età e sempre immersa nel mio mondo di letture e riflessioni.
Eppure, sembrerà strano, ma a scuola eccellevo più nelle materie scientifiche. Credo, però, che la scuola o almeno la nostra scuola non sia in grado di far emergere le vere potenzialità di un alunno.
Ho continuato poi con una certa regolarità, verso i trent’anni a scrivere poesie che non osavo chiamare tali, ma la passione vera e propria è esplosa con quel corso di scrittura. Ricordo come dopo un’intera e pesante giornata lavorativa, mangiavo di fretta e prendevo la macchina per recarmi in un paese vicino a fare il corso che terminava alle undici di sera e con l’adrenalina a mille era pure difficile dormire. Era il 1999.
Da lì ho cominciato a scrivere racconti”.
Vorrei chiederti a quale dei diversi racconti ti senti più legata? E conseguentemente quale personaggio ti raffigura di più?
“È difficile dire a quale racconto mi sento più legata, forse Erika o Alessia che è quello che mi ha richiesto più tempo e mi ha fatto penare di più, ma sembra che sia uno dei più graditi. Non amando il romance o almeno non più come quando ero ragazza, Alessia era però quello che mi convinceva meno. Mi sembrava troppo melenso e alla fine ho cercato di trovare delle escamotage per renderlo diverso dai soliti romance.
Il racconto che più mi rappresenta, anche se un po’ di me è ovvio che sia ovunque, è Monia perché si riferisce a un fatto vero.
Monia sono io. Ciò che è accaduto in quella piccola stazione è accaduto realmente. Poi la parte introduttiva e finale è un pochino romanzata e drammatizzata”.
Vuoi dire qualcosa hai tuoi lettori e a chi vorrebbe iniziare a scrivere?
“Ai miei lettori voglio dire che nella vita non bisogna mai abbattersi, che anche dai momenti più bui ci si può risollevare grazie a una mano amica o con l’aiuto di un professionista. Anche la scrittura, come vuole dimostrare il libro, può darci una mano tirando fuori da noi ciò che ci fa star male. Non a caso la scrittura è ormai usata come forma di pratica terapeutica.
Infine raccomando a chiunque di seguire i propri sogni, non dimenticandoli in un cassetto. Si deve almeno tentare di realizzarli, altrimenti resteremo sempre con il rammarico di non averci nemmeno provato e per questo non è mai troppo tardi.
Io, diversamente giovane, nata nel 1950, ne sono una dimostrazione. Avrei dovuto pensarci prima? Forse sì, ma la vita a volte ci pone di fronte a prove difficili che ci fanno dimenticare di noi stessi. L’importante è cercare prima o poi di provarci e non rassegnarsi a quei brutti “ormai”.
A chi vuole approcciarsi alla scrittura, suggerisco intanto di leggere tanto, di fare corsi. Oggi on line ce ne sono molti; se non ci si può permettere corsi, leggere almeno manuali di scrittura, rispolverare la grammatica perché non basta solo l’estro, esercitarsi e cercare di comprendere quale sia il genere più congeniale. Poi in seguito si potrà spaziare. Riassumendo amore e costanza per la scrittura, padronanza della grammatica e conoscenza delle tecniche narrative”.
Gloria Donati è una bookstagrammer. Potete trovarla su Instagram con il nome di @glo.donati.


















