
VITERBO – Raccontare storie di successo aiuta a spargerne i semi, o almeno in questo crediamo. Una frase che andrebbe scritta sulle banconote da cinque euro, quelle di taglio più piccolo e diffuso, un po’ come il “In God we trust” del dollarone americano. Siamo andati a incontrare Lorenza Bernini, la donna di successo che ha fondato Lolla Gelato.
Cosa è diventato Lolla Gelato?
“Lolla, nei suoi primi nove anni, è cambiata incredibilmente. Ogni anno è stata come la schiusa di una meravigliosa farfalla. I primi anni li abbiamo dedicati soprattutto alla ricerca dei migliori ingredienti, creando legami di amicizia con i produttori della Tuscia, in primis. Col passare del tempo, abbiamo capito che la nostra amata, minuscola gelateria di Bolsena era diventata davvero troppo piccola. Abbiamo deciso che per la farfalla era tempo di spiccare il volo e di arrivare a Viterbo.
Nell’autunno del 2023 abbiamo aperto un secondo punto vendita, più grande e spazioso, in via Carlo Cattaneo, che ci permette di spaziare tra gelati, semifreddi, piccola cioccolateria e caffetteria. Il nuovo laboratorio ci ha permesso di migliorare ancora di più la produzione di gelato e granite. È stato quasi come ricominciare, con clienti nuovi e nuove amicizie.
Quindi Lolla è diventata quello che è sempre stata: il posto dove cerchiamo, ogni giorno, di preparare il nostro miglior gelato, senza scorciatoie né compromessi”.
Prima di essere imprenditrice sei stata chimica nei beni culturali. Ci racconti la tua esperienza più bella in quel settore e il momento in cui hai detto “apro una gelateria”?
“L’esperienza più bella è stata un progetto di analisi in campo a Calakmul, nella giungla messicana. Ho passato vari mesi nelle piramidi Maya ad analizzare rari affreschi. La parte che mi ha coinvolta di più è stata la vicinanza con le maestranze locali. Le cuoche, anzi “le cocineras” del campo ad esempio, preparavano piatti incredibili con ingredienti tradizionali favolosi.
Ho poi lavorato anche ai Musei Vaticani, dove ho potuto toccare con mano opere di artisti inarrivabili: Raffaello, Matisse ed alcuni sarcofagi egizi. Il lavoro, però, era discontinuo ed essendo molto golosa — in particolare di gelato — ho pensato a un piano B.
Ho ricominciato a studiare (tra l’altro, alcuni temi li avevo già affrontati in chimica), e dopo un primo periodo di esperienza al banco e in laboratorio, ho deciso che era il momento di aprire Lolla.
Inizialmente mi sarei dovuta trasferire in Danimarca: avevo preso contatti con le istituzioni, fatto sopralluoghi… insomma, ero quasi pronta.
Poi ho visto un annuncio di vendita di una piccola gelateria a Bolsena, sul Corso, accanto alla Basilica di S. Cristina, me ne sono innamorata — ed eccomi qui”.
Hai mai immaginato di diventare come Grom?
“No, è una domanda complessa. Grom, agli esordi, è stato per il cliente uno sprone a scoprire che il pistacchio non è sempre verde brillante, il puffo non cresce in natura e le montagne di gelato sono appariscenti ma non esattamente salutari o buone. Dopo alcuni anni era cresciuta così tanto che è stata venduta a una multinazionale. Probabilmente non permette più il contatto diretto tra i suoi creatori e i clienti.
Lolla ha un percorso diverso: nasce dalla voglia di studiare per imparare a creare il gelato che vorrei trovare in gelateria. C’è un obiettivo finale differente”.
Come si diventa imprenditori? Consigli a chi vuole mettersi in marcia.
“Ci vogliono tanta forza d’animo, studio, aggiornamento continuo, pazienza e un obiettivo solido. Se poi si ama quello che si fa, è ancora meglio”.
Il gusto preferito da Lolla?
“Il fior di lavanda. E stato tra i primi gusti particolari che ho fatto. Uso solo l’infuso di fiori freschi dell’azienda agricola Valentini di Tuscania, una delle prime realtà biologiche in Italia, dei visionari per il loro tempo, che producono in biologico tantissimi prodotti eccellenti. È diventato uno dei gusti più richiesti dai clienti”.
Imprenditrice e mamma. Come si fa a costruire così tanto?
“Grazie a collaboratrici fidate, una famiglia presente, un compagno che si fa in quattro e delle figlie meravigliosamente birbe”.
Ci saranno sorprese per l’estate 2025?
“La prima sorpresa è sicuramente l’essere state selezionate, per la terza volta, tra i 50 bravissimi gelatieri che parteciperanno allo Sherbeth 2025. Poi arriveranno tanti gusti particolari, miglioreremo l’ampio spazio esterno del negozio di Viterbo e abbiamo appena rinnovato il locale di Bolsena. Insomma, se arriva il caldo… si parte!”.
Tuscia terra di turismo o ancora non ci siamo?
“A macchia di leopardo. Credo che esempi come Bagnoregio o Trevinano stiano accendendo lampadine nella testa degli amministratori della Tuscia. L’impressione è che si debba cercare più collaborazione, e che gli abitanti finalmente si rendano conto del gioiello che hanno tra le mani e inizino a curarlo anche privatamente”.


















