Le pagelle di Palazzo dei Priori, consigliere dopo consigliere
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E' un momento molto basso per la politica viterbese. Abbiamo deciso di puntare i riflettori su Palazzo dei Priori e fotografare, dal nostro punto di vista, la performance di tutti i consiglieri.

A Palazzo dei Priori, luogo strategico dove dovrebbe essere pensato e costruito il presente e il futuro della città, c’è un clima di grande stanchezza ed esasperazione. L’aria è quella del tutti contro tutti, con risultati scarsi raggiunti e grande confusione sul da farsi. La maggioranza è sfibrata ma in questo scenario a rimetterci sono tutti i soggetti politici coinvolti, anche gli oppositori.

Abbiamo preparato delle pagelle per cercare di inquadrare lo status quo.

 

Francesco Serra, voto 4,5 – il capogruppo del Partito Democratico si è spento. Sarà la stanchezza, sarà la delusione, sarà quel che sarà del Serra dinamico e battagliero delle primarie rimane ben poco. I due anni di amministrazione lo stanno cuocendo a fuoco lento. Della road map dettata all’amministrazione Michelini in 52 punti non si è saputo più niente e l’agenda dell’amministrazione sembra non tenerla più nessuno. Il voto così flesso verso il basso è dato dal contrasto tra le aspettative della vigilia e quello che è diventato.

Patrizia Frittelli, voto 5. Senza infamia e senza lode.

Martina Minchella, voto 5. Sembrava poter essere un astro della futura politica viterbese. Poi, anche per lei, i due anni di amministrazione si sono trasformati in una palude.

Mario Quintarelli, voto 5. Ha una verve particolare che lo rende sempre simpatico quando prende la parola in consiglio ma anche Quintarelli risulta sfibrato.

Aldo Fabbrini, voto 5. L’unica cosa che è riuscito a ottenere è l’elezione in Provincia ma nella sala d’Ercole e nelle meccaniche di Palazzo dei Priori non riesce a farsi notare.

Melissa Mongiardo, voto 5. Altra giovane promessa che rischia di venire “bruciata” sul campo. Su di lei pesano una serie di assenze, dovute alla preparazione della tesi. Più volte critica verso la maggioranza alla fine della fiera è rimasta sempre allineata e quindi appiattita nella banalità dell’immobilismo attuale.

Arduino Troili, voto 5,5. Piatto sì, come tutti gli altri, ma con un appello al sindaco interessante al suo attivo. Durante un’intervista alla trasmissione radiofonica Sbottonati Troili ha detto del sindaco: “Deve tirare fuori gli attributi oppure dire a tutti che non li ha”. Ha anche detto: “Se deve continuare così meglio alzare la bandiera bianca”. Quel mezzo punto in più rispetto agli altri va per la consapevolezze e la forza di dire le cose come stanno, nella speranza di un’inversione di rotta.

Marco Volpi, voto 6. Il consigliere potrà sembrare un po’ ruvido ma di sicuro è uno dei più critici verso l’attuale immobilismo. Continua a lavorare sul proprio territorio di riferimento, che è Grotte. E si è battutto, con tutti i limiti e le frustrazioni del caso, per le frazioni.

Augusta Boco. Difficile esprimere un voto, non classificata.

Christian Scorsi, voto 5. Altra giovane promessa “bruciata” negli ordini di scuderia dell’attuale amministrazione. Difficile brillare nel contesto generale e anche Scorsi si è omologato al buio del sistema.

Daniela Bizzarri, voto 6. Sempre presente in consiglio e non si può certo criticarla per assenze o mancanza di trasparenza. La Bizzarri si fa sentire, anche se rischia di essere una Cassandra. Anche per lei è penalizzante il quadro generale dell’amministrazione.

Maurizio Tofani, voto 4. Anche qui il voto basso è dato dal contrasto tra le potenzialità e quello che ha fatto. Si tratta di una delle menti più lucide e abili del consiglio comunale peccato per alcune cadute di stile che hanno contribuito a bloccare ancora di più la macchina politica della maggioranza. Il caso Moltoni, rimosso nel silenzio dalla terza commissione, resta una macchia significativa.

Sergio Insogna, voto 6. Voce critica che punta a rompere il piattume. Ha scelto di andare in controtendenza rispetto alla sua maggioranza e considerando l’operato di quest’ultima va riconosciuta al consigliere dignità e coraggio.

Paolo Simoni, voto 5. Troppo appiattito sulla linea Michelini, linea che non sta producendo risultati. Diversi i suoi interventi a vuoto in consiglio comunali, interventi di cui spesso in molti si sono chiesti la ragione e l’opportunità.

Francesco Moltoni, voto 6. E’ la “gallina pizzicata” della maggioranza. Su di lui viene fatta sventolare la mannaia della decadenza. E’ sempre più defilato e il voto in più rispetto alla media gli può essere attribuito per aver in qualche modo preso le distanze dall’immobilismo politico-amministrativo. Proverbiale il suo: “In Russia sparano, qui utilizzano altri metodi”.

Filippo Rossi, voto 4. E’ l’uomo che ha portato in consiglio una serie di questioni dovute al suo rapporto troppo stretto con una delle realtà più significative della città: Caffeina. Scarsa presenza in consiglio comunale e superficialità istrionica.

Maria Rita De Alexandris, voto 5. Nella vicenda della presidenza del consiglio è parsa come “un vaso di coccio tra vasi di bronzo”. Brava persona ma troppo fragile per gli ambientino della politica.

Goffredo Taborri, voto 5,5. Ha deciso di passare il fronte e sedersi tra i banchi della minoranza ma alla fine rimane anche lui appiattito nella melassa generale.

Livio Treta, voto 5. Niente di che.

Paolo Moricoli, voto 4,5. Entra come pungolo di sinistra e si ritrova al centro per “Bene Comune”. Non abbiamo ancora capito di che tipo di bene si tratti.

Claudio Ubertini, voto 6. Da consigliere di minoranza non può fare altro che quello che sta facendo. Più volte ha fatto da pungolo ma la rassegnazione e la stanchezza stanno logorando anche lui.

Giulio Marini, voto 5. L’opposizione dell’ex sindaco poteva essere più brillante e incisiva e invece è spesso risultato il più morbido e pronto a tendere la mano alla maggioranza. Senzo di responsabilità? Tattica politica? Di fatto anche la sua figura continua a macerarsi nella sala d’Ercole.

Antonella Sberna, voto 5. Blanda e lineare opposizione. Anche lei paga lo scotto di un consiglio fermo.

Elpidio Micci, voto 5. Senza infamia e senza lode. Un’opposizione pacata e tranquilla la sua.

Vittorio Galati, voto 7. E’ uguale ai suoi compagni di minoranza ma ha messo a segno delle interrogazioni rilevanti là dove tutti hanno taciuto. Si tratta delle interrogazioni, ancora senza risposta, sulle assunzioni nelle cooperative a cui Viterbo Ambiente ha affidato dei lavori. Domande interessanti soprattutto alla luce della recente inchiesta sui rifiuti.

Luigi Maria Buzzi, voto 5,5. Presente e attento in consiglio comunale ma nell’apatia generale ci rimette e perde incisività e brillantezza.

Gianluca Grancini, voto 5,5. Per lui stesso ragionamento fatto su Buzzi.

Gianmaria Santucci, voto 6,5. E’ forse uno dei più attenti e lucidi in consiglio comunale. Preparato tecnicamente è rassegnato però troppo alla situazione attuale.

Chiara Frontini, voto 6. Coltiva la speranza nel domani ma attualmente è prigioniera dell’attuale scenario politico. Uno degli oppositori più dinamici all’amministrazione Michelini anche se a fasi alterne.

Gianluca De Dominicis, voto 5,5. Ha portato insistentemente il tema dell’onestà e della legalità in consiglio comunale. Il suo difetto sono le impuntature su questioni di principio e la scarsa dirompenza che invece dovrebbe essere tipica dei grillini. Anche per lui l’attuale fase politica rischia di essere un minestrone sfibrante, capace solo di consumarlo e non di potenziarlo.

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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