Le Olimpiadi di Francia e quell'idea di nazionale che i vannacci d'Italia non possono comprendere
Francesco Mattioli
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Queste Olimpiadi parigine sono interessanti per il fatto di aver dimostrato quasi scientificamente che l’appartenenza nazionale è sempre, dico sempre, un appartenenza culturale.

VITERBO – Adesso vaglielo a dire, ai vannacci d’Italia, che un terzo delle giocatrici che hanno portato per la prima volta una medaglia d’oro olimpica della pallavolo in Italia (non c’era riuscito neppure il dream team maschile degli anni ’90) non sono di origine italiana pura, e due delle migliori sono addirittura nere! E non finisce lì, ci sono altri italiani di pelle scura ai vertici degli sport olimpici. Oddio, succede anche altrove, eh… olandesi, tedeschi, inglesi, soprattutto francesi di chiare origini africane a fare incetta di medaglie.

Il fatto è che i vannacci d’Italia capiscono poco di società e di cultura. Meraviglia che quello con la V maiuscola, il generale – anzi, l’onorevole – con due lauree e la predisposizione a considerare i suoi professori dei poveri sprovveduti, non lo abbia capito. Quello/quella che è nato/nata in Italia, vi ha vissuto, studiato, vi ha recepito la cultura, lo spirito, l’amor patrio, che se ne fa del colore della pelle? Chiedetelo a Lui, che tra i comandanti romani certamente preferisce Cesare a Filippo l’Arabo, che pure come combattente non fu niente male…

Ma torniamo ai vannacci d’Italia. Mi immagino uno di loro che ride a 32 denti quando Martinenghi conquista l’oro in vasca e accenna un sorriso di circostanza quando Egonu schianta definitivamente le americane al South Paris Arena. So per certo che uno di loro, quando ha saputo che la nostra Battocletti – medaglia d’argento nei diecimila, roba per africane – ha un po’ di sangue marocchino mescolato con quello trentino, c’è rimasto malissimo; e ancora scuote la testa di fronte alla olandese vincitrice della maratona femminile (altra roba per nordafricane) che si chiama Sifan Hassan.

Queste Olimpiadi parigine sono state un po’ come tutte le cose di Francia: un peu charmant, un peu intellectualiste, un peu insuffisant; ma su un punto mi sembra che siano state grandiose. Il fatto di aver dimostrato quasi scientificamente che l’appartenenza nazionale è sempre, dico sempre, un appartenenza culturale; e che una appartenenza culturale non ha nulla a che fare con una appartenenza genetica. Ma un vannacci non può sapere tutto, per cui giustifichiamo le sue perplessità e speriamo che faccia tesoro di questa scientifica e sociologica verità.…

P.S.: Se per S. Rosa l’onorevole Vannacci verrà come annunciato a Viterbo e desiderasse visitare il corpo della Santa, spiegategli subito che il colorito bruno è la conseguenza di un antico incendio e di altri fenomeni fisico-chimici: ne andrebbe della sua serenità mentale se pensasse che…

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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