Le nobiltà dei viterbesi raccontate da Giovanni Faperdue
Giovanni Faperdue
CNA 800x120
Un viaggio nella memoria e alla riscoperta delle radici di Viterbo. Nel ruolo di Cicerone il giornalista Giovanni Faperdue che venerdì 31 marzo, alle ore 18 presso la Libreria Etruria (Via Matteotti), presenta il suo libro 'Le nobiltà viterbesi'.

Un viaggio nella memoria e alla riscoperta delle radici di Viterbo. Nel ruolo di Cicerone il giornalista Giovanni Faperdue che venerdì 31 marzo, alle ore 18 presso la Libreria Etruria (Via Matteotti), presenta il suo libro ‘Le nobiltà viterbesi’.

Un’avventura con tappa presso le sei meraviglie di cui la città dei papi si poteva vantare nel XII secolo, secondo le cronache di Anzillotto.

Il cronista Anzillotto nelle sue cronache del tempo scrive, tra l’altro, che a Viterbo nel XII secolo c’erano sei Meraviglie o Nobiltà. Queste erano: Viterbo era un Comune libero che non doveva rendere conto a nessuno; L’Altare Viareccio; La Bella Galiana; Anna dai capelli rossi e verdi; Il cavallo più bello d’Italia; Un giullare di nome Frisigello.

L’autore leggendo le cronache di questo cronista medievale, leggendo quanto dice la storia sulla bellezza leggendaria della Bella Galiana, si è più volte interrogato su come doveva essere la vita di questa ragazza che faceva innamorare chiunque la incontrasse. Perché la bellezza, fin dai tempi antichi, si è sempre coniugata con l’amore e anche se Galiana muore nel fiore degli anni, avrà certamente avuto un amore. Magari fuggevole, magari fatto di soli sguardi e ammiccamenti. Il Faperdue convinto come non mai dell’esistenza di questo amore, ha preso tutte le “Nobiltà” della storia medievale di Viterbo e le ha imbastite in un romanzo d’amore e di morte.

Ecco così che Galiana nasce nella nobile casata dei Gatti e al momento culminante del parto un raggio di sole inaspettatamente, complice un refolo di vento, s’insinua tra i pesanti tendaggi e illumina per un attimo la testa della bimba Galiana appena vede la luce. Illuminata dal sole al momento della nascita ella sarà, per sempre, una ragazza bella come il sole.

Appena adolescente ella esce per la prima volta a passeggio per le strade di Viterbo accompagnata dall’istitutrice e si innamora di Frisigello dando inizio ad una storia d’amore che sarà alimentata da missive che saranno scambiate con la complicità di Matilde, una fantesca di casa Gatti. Questo amore sarà poi insidiato da Anna dai capelli rossi e verdi che s’innamorerà anche lei di Frisigello.
Galiana sarà poi scelta tra tutte le vergini per il sacrificio alla sacra scrofa selvaggia che si cibava di una vergine all’anno. Quando la scrofa è sul punto di aggredire la preda ecco che un leone esce dal folto della selva, ingaggia con il suino una lotta mortale e lo lascia morto in una pozza di sangue.
Intanto il padre di Galiana ha scoperto che la sua diletta figlia si è innamorata di Frisigello che ha umili natali. Il matrimonio è impossibile e Galiana per punizione viene rinchiusa in casa.

Nel frattempo arriva a Viterbo un condottiero romano tale Gualtiero di Tor Tre Teste, il quale si innamora pazzamente di Galiana e vorrebbe sposarla. I genitori della bella fanciulla sono lieti della richiesta ma Galiana ha un solo amore e questo si chiama Frisigello. Infatti, dopo Gualtiero, molti altri giovani di buona famiglia ricevono il rifiuto di Galiana.

Gualtiero non si dà per vinto e minaccia l’assedio di Viterbo. Rinuncerà a una sola condizione: Galiana dovrà mostrarsi a lui per l’ultima volta dall’alto delle mura del Santo Chimento.

I consoli provvedono ad abbattere tre merli per fare in modo che Gualtiero possa vedere la Bella Galiana in tutta la sua bellezza. Un milite di Gualtiero, geloso di questa bellezza angelica, frustrato dalla mancanza di amore, in un momento di grave depressione fa partire un dardo che ucciderà Galiana. In quel momento Frisigello corre ad abbracciarla ma si rende conto che il suo grande amore sta muorendo e recita ancora una volta le sue profonde parole d’amore.

Galiana sarà onorata dal popolo di Viterbo e il suo sarcofago in marmo istoriato sarà posto in Piazza del Comune sulla facciata di S. Angelo in Spatha.

Altro dagli stessi argomenti:Giovanni Faperdue
Gli Stati Generali La Fune
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

ance
CAMCOMRIVT-banner-web-300x150
400 Confartigianato
CNA 300x300
domenicale post
aiac_banner_01
TdP_Inalazioni
Foto Fisioterapy Center
POST FB 01
monastero interno
Masicar300x300-optimize
asvis 2
Jeep_Compass_apex_300x300_200
Fune 300x300
Onda
lafune_300 x 600