Le inchieste dei Marrazzo, nel nome del padre e del figlio: due generazioni a confronto
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Torna il Salotto delle Sei. Oggi a due settimane dall'ultimo appuntamento prende il via la coda finale degli appuntamenti curati da Pasquale Bottone presso la Sala Conferenze della Biblioteca consorziale di Viterbo (viale Trento 18/e, ore 17.30).

Torna il Salotto delle Sei. Oggi, venerdì 10 febbraio, a due settimane dall’ultimo appuntamento prende il via la coda finale degli appuntamenti curati da Pasquale Bottone presso la Sala Conferenze della Biblioteca consorziale di Viterbo (viale Trento 18/e, ore 17.30).

A Viterbo arrivano “Le inchieste dei Marrazzo, Joe e Giampiero: due generazioni a confronto”. Sarà presente Giampiero Marrazzo, direttore del quotidiano on line futuroquotidiano.com ed autore, tra l’altro, del saggio “Sopra e sotto il tavolo”, incentrato sui tanti misteri ancora esistenti sulla strage di Ustica. Joe Marrazzo, fu un giornalista Rai di cronaca e approfondimento famoso negli anni sessanta e settanta per le sue inchieste su mafia e camorra (memorabili i suoi servizi al riguardo per tg2 dossier, tv 7 e Az) e per la biografia d’eccezione, “Il camorrista. Vita e opere di Raffaele Cutolo”, da cui fu tratto il celebre e omonimo film di Tornatore. “Ha lasciato di sé – scrive Bottone – dopo la morte improvvisa avvenuta nel 1985, un ricordo vivido per il suo costante impegno civile e per il suo stile professionale nello stesso tempo popolare e colto”.

L’appuntamento del Salotto delle 6, Giallocronaca, sarà dedicato all’uomo e al giornalista Joe Marrazzo, capace di porre le basi per una continuità familiare, visto l’attivismo e la passione per il giornalismo d’inchiesta di cui è permeata anche la carriera del figlio Giampiero, una continuità su cui si basa appunto il tema dell’incontro e il confronto generazionale che ne deriva.

 

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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