
Sono davvero poche le cose che, ad oggi, accorrono in nostro aiuto per farci rendere conto che, in fondo, siamo ancora persone fatte di carne, pelle e ossa; poche cose che, tra l’altro vanno riducendosi esponenzialmente mentre provano a reggere il passo frenetico dell’ormai inarrestabile avanzata tecnologica.
In questo universo digitalizzato, in quest’epoca di dipendenza da tweet, cacciatori di clickbait e divoratori (rigorosamente vegani) di storie di Instagram, ci si dovrebbe fermare un attimo a pensare che ci sono stati tempi in cui le cose davvero importanti erano altre. Ecco, in una società così avatarizzata, fatta di like e dislike, che offre un menù di distrazioni così ampio, c’è ancora del vero. Esiste ancora del tangibile. Esistono la carne, la pelle, le ossa e il calore umano. In altre parole: non dimentichiamoci che il digitale, deriva dal reale, e non viceversa.
Quindi, come detto prima, a farci render conto di questo, di cose ne sono rimaste ben poche, sempre più celate dietro schermi freddi. Allora, con l’appropinquarsi di queste feste natalizie, con l’accendersi dei camini e l’imbandirsi delle tavole, è forse il momento perfetto per ragionare sulle cose dette finora e darsi da fare per riscoprire cosa è stato lasciato indietro in questi ultimi anni. Un invito, questo, rivolto a tutti, indipendentemente dagli ideali politici che si sentono più vicini e dalle diete alimentari seguite: accendete il fuoco e rimuginateci sopra.
A proposito di fuoco, il calore, quello umano, è una cosa meravigliosa, è qualcosa di totalmente astratto, lo si potrebbe definire quasi un concetto; eppure, se arriva a presenziare in una piccola stanza, diviene la cosa più tangibile e percepibile di tutte. Il punto è proprio questo: chiamarlo in causa. Come fare? Tra le cose lasciate indietro, quelle di cui si ricorda l’esistenza con un sorriso, ce ne sono alcune che possono aiutare a rispondere a questo interrogativo: I giochi di società.
Classici delle feste natalizie che, alla società, per l’appunto, urlano in faccia, chiedendo voce in capitolo e maggiore considerazione, questo tipo di giochi, dotati di un fascino senza tempo e, in tempi recenti surclassati sul mercato dai videogame, meritano una rivalsa. Partecipare a un gioco di società, oltre all’aspetto ludico estremamente divertente e coinvolgente, include anche un alto valore educativo, complice la loro verticalità.
Un gioco di società, infatti, irrobustisce le amicizie, rinsalda il clima all’interno di un nucleo familiare e (forse l’aspetto più importante) unisce le generazioni. Un tipo di partecipazione come questa contribuisce a creare legami, rapporti di complicità tra individui di età diverse e gruppi sociali differenti. Aspettare il proprio turno, elaborare la propria mossa, lanciare un dado: tutti fattori essenziali per lo sviluppo di doti spesso sottovalutate, prima tra tutte la pazienza. Di rilevante importanza, poi, in modo particolare per i bambini, è l’aspetto della creatività; attraverso questi giochi, infatti, si riscopre una dimensione antica quanto affascinante, proprio per i più piccoli, ormai sempre più abituati alla terza dimensione dei videogames, dove tutto è intrappolato dentro lo schermo.
Garanti di una multi-sensorialità ormai sempre più rara, dunque, queste attività, possono donarci una sensazione di benessere che sarebbe bene riconsiderare per arrivare, perché no, anche a riconsiderare sé stessi. Che venga dunque affinata la prontezza di riflessi durante un partita a “Taboo”, le doti investigative giocando a “Cluedo” o quelle commerciali e cooperative mentre si gioca a “Monopoli”, oppure le capacità di pianificazione tattica durante un match agguerrito a Risiko!”, si tenga comunque in considerazione che il piacere di giocare non consiste nella mera vittoria, ma nello stare insieme.


















