
La prospettiva delle elezioni sulla città di Viterbo, che in alcuni recenti passaggi sembrava destinata a farsi piuttosto corta, rimane lunga. 2018, fino a scadenza naturale dell’amministrazione Michelini. Due anni e mezzo che equivalgono a un’era geologica in politica.
Ma la cosa su cui si può ragionare è la frantumazione del quadro politico. L’attività di governo ha già logorato in maniera profonda la dimensione che ha portato alla nascita dell’esperienza di Michelini sindaco. Una cucina fusion di centrosinistra mantecato con un pezzo significativo del centrodestra. Risultato? La vittoria e l’annichilimento dell’invincibile armata del centrodestra viterbese, deflagrazione locale di un quadro nazionale dell’area in pezzi. Il venir meno del superberlusconismo ha depotenziato anche i referenti territoriali di quei partiti che per un ventennio hanno giocato sulla Tuscia la parte del leone. Ma gli autoctoni ci hanno messo del loro, originando un campo minato di contrapposizioni e guerrette personali.
E se il laboratorio Michelini è di fatto saltato in aria in due anni e mezzo e a oggi, i più attenti sanno, è difficile immaginare un bis è altrettanto vero che nel centrodestra, che potrebbe auspicare alla “riconquista”, le cose non vanno affatto bene. Riallineare le diverse anime intorno a un progetto e sintetizzare il tutto intorno alla figura di un candidato comune è impresa ostica. Troppi i galli a cantare e troppe le ambizioni personali di vedersi sullo scranno più alto di Palazzo dei Priori.
Al punto che c’è chi ipotizza un colpo di scena a Cinque Stelle, anche se qui la criticità è data dalla differenza abissale tra il piano nazionale e quello locale. Manca ai pentastellati un leader carismatico. Bravo e preparato Gianluca De Dominicis ma per strappare una città ostica come Viterbo servirebbe una marcia in più.
Decotta anche l’esperienza Rossi, che avrebbe avuto vita facile e prospettive di risultato importanti se avesse saltato un turno e si fosse calata sulla città in uno scenario come quello odierno. Ripresentarsi in solitaria e puntare alla vittoria dopo questi anni di governo con Michelini appare difficile.
Tante debolezze in campo, diverse prospettive possibili ma tutte già logorate nella complicata situazione attuale. Due anni e mezzo sono lunghi e ognuno può ripensarsi e avviare percorsi in grado di invertire la polarità attuale. Quel che è certo è che lo scenario attuale non promette niente di buono e il rischio è che se nuove rotte chiare e in discontinuità non inizieranno a delinearsi a breve si arriverà al voto con la prospettiva dell’ennesimo “governicchio”, figlio di troppi compromessi e poco capace di incidere davvero sulla città.


















