Le donne di Kyanos: “Siamo pronte per il flashmob di domani”
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VITERBO – L’iniziativa è organizzata per chiedere una corretta e attenta informazione da parte dei media al fine di contrastare la violenza sulle donne. Appuntamento alle 17. La manifestazione è organizzata dall' associazione kyanos con le adesioni di Arci - Solidarietà; GASP, L' altro circolo - Centro culturale di iniziativa Omosessuale, Rete degli Studenti Medi e USB.

VITERBO – Le attiviste dell’ associazione Kyanos sono pronte per il flashmob di domani. L’iniziativa è organizzata per chiedere una corretta e attenta informazione da parte dei media al fine di contrastare la violenza sulle donne.

“Siamo pronte per il flashmob di domani. Ci incontreremo alle 17. Appuntamento a piazza della Repubblica. La manifestazione è organizzata dall’ associazione kyanos con le adesioni di Arci – Solidarietà; GASP; L’ altro circolo – Centro culturale di iniziativa Omosessuale; Rete degli Studenti Medi; USB.

Domani  romperemo il  silenzio perché sappiamo che violenzanon deve mai far rima con indifferenza.

Scendiamo in piazza perché come chiede  la Convenzione di Istanbul, serve una corretta informazione per contrastare la violenza sulle donne; Scendiamo in piazza affinché chi fa giornalismo si impegni per un’informazione attenta, corretta e consapevole del fenomeno della violenza di genere e delle sue implicazioni culturali, sociali e giuridiche. Scendiamo in piazza perché non possiamo permettere che si aggiunga ad una violenza fisica e sessuale anche una violenza mediatica, ugualmente grave sia se la lettera risulti essere  vera o falsa. Scendiamo  in piazza perché crediamo sia obbligo dei giornalisti decidere di non pubblicare o meno  documenti ( soprattutto se anonimi) e soprattutto se riguardano uno stupro  e cioè un atto si guerra, umiliazione e tortura.

Ed infine Scendiamo in piazza perché quasi un cittadino su quattro (uomini ma anche donne) pensa ancora che la causa della violenza sessuale sulle donne sia addebitabile al loro modo di vestire e ben il 39,3 della popolazione italiana è convinta che sia possibile sottrarsi ad un rapporto sessuale, se davvero non lo vuole. E ancora, il 15 per cento pensa che una donna che subisce violenza sessuale quando è ubriaca o sotto l’effetto di droghe sia almeno in parte responsabile.

Dunque per una percentuale considerevole degli italiani, i comportamenti delle donne hanno ancora una consistente responsabilità nel “provocare” le reazioni violente degli uomini. Peggio: per il 10,3% della popolazione spesso le accuse di violenza sessuale sono false (più uomini, 12,7%, che donne, 7,9%); per il 7,2% “di fronte a una proposta sessuale le donne spesso dicono no ma in realtà intendono sì”, per il 6,2% le donne serie non vengono violentate. Invece ( unico dato positivo) solo l’1,9% ritiene che non si tratta di violenza se un uomo obbliga la propria moglie/compagna ad avere un rapporto sessuale contro la sua volontà.

Scendiamo in piazza per rompere il silenzio e per educare ad un sano femminismo”.

 

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Le più avanzate soluzioni tecnologiche oggi ci mettono a disposizione pacemaker e persino cuori artificiali, braccia e gambe meccanici che sopperiscono ad un handicap fisico, chip sottocutanei per pagare con il pos e aprire porte e siamo sulla buona strada per restituire la vista ai non vedenti ...
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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