Le candele della Pasqua ortodossa hanno illuminato Viterbo
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VITERBO - "Ed eccoci giunti al culmine della Settimana Santa, al termine della Quaresima, ma allo stesso tempo all’alba di un nuovo inizio - il messaggio della comunità ortodossa -".

VITERBO – Anche quest’anno i fedeli della comunità cristiano-ortodossa di Viterbo hanno festeggiato la Pasqua, che cade questo anno, il 28 aprile.

“Ed eccoci giunti al culmine della Settimana Santa, al termine della Quaresima, ma allo stesso tempo all’alba di un nuovo inizio – il messaggio della comunità ortodossa -.

Dopo aver trascorso una settimana di intense e solenni preghiere, dopo aver vissuto insieme la Passione di Cristo, dopo aver cantato e pianto la sua morte, ecco che annunciamo con grande gioia la Sua Risurrezione e la celebrazione della Santa Messa di Pasqua.

Gesù, nostro Signore, spalanca le porte dell’inferno e fa risuscitare i morti, donando loro la vita eterna!

Poco prima dello scoccare della mezzanotte, il sacerdote, uscendo dalla chiesa, porta in mano un cero acceso che poi trasmetterà a tutti i fedeli che attendono con le candele in mano, annunciando per tre volte: “Venite e prendete la Luce!”.

Così, con le candele accese e i cuori gioiosi, ascoltiamo in silenzio la parola del Vangelo, ricevendo la notizia della Risurrezione di Cristo. Poi si rientra e si prosegue con la Santa Liturgia.

Al termine, si benedicono i cesti con i cibi tradizionali che vengono portati dai fedeli, per essere poi riportati a casa e consumati insieme alla famiglia. Cristo è Risorto!”.

 

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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