Le bandiere blu si ottengono solo con i bravi sindaci, l'esempio di Angelo Vassallo
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Scriviamo queste cose nella convinzione che qualche "sindaco bravo" esista anche nella Tuscia.

L’ESEMPIO – Il Viterbese non vedrà sventolare neanche nel 2026 una bandiera blu. Né sulla sua costa tirrenica, né sui suoi laghi. Una mancanza che si traduce in meno immagine, meno turisti, meno soldi che girano e meno lavoro. La faccenda ci pare importante e merita l’approfondimento di un giornale. Ma di cosa è fatta una bandiera blu? La risposta che diamo in questo articolo è tanto semplice quanto vera: è fatta da un sindaco bravo.

Scriviamo queste cose nella convinzione che qualche “sindaco bravo” esista anche nella Tuscia. Crediamo che le parole che seguiranno possano diventare ispirazione per sorridere tutti insieme della bandiera blu che sventolerà anche sulle spiagge della Tuscia. Il “sindaco bravo” a cui ci è venuto da pensare è Angelo Vassallo.

Il sole del Cilento non è mai stato un semplice compagno di viaggio; a Pollica, era un giudice. Cade verticalmente sulle scogliere di Acciaroli, rivelando ogni granello di sabbia e ogni imperfezione del mare con la spietata precisione di un riflettore su un palcoscenico vuoto. Ed è qui, tra il profumo di rosmarino selvatico e il sale che s’incrosta sulle ciglia, che Angelo Vassallo ha messo in scena la sua rivoluzione silenziosa.

Non lo chiamavano “Sindaco Pescatore” per una stucchevole rima giornalistica. Lo chiamavano così perché Angelo aveva le mani che sapevano di rete e di gasolio, e gli occhi abituati a fissare l’orizzonte finché non diventava un’idea. Per lui, la Bandiera Blu non era un pezzo di stoffa da sventolare per attirare turisti distratti o per gonfiare il petto nei congressi regionali. Era un contratto. Un patto d’onore tra l’uomo e lo scoglio.

Per ottenere quel vessillo, Vassallo non ha usato la retorica, ma la meticolosità di un orologiaio. Mentre il resto d’Italia affogava in una burocrazia pigra, a Pollica si respirava un’aria diversa: l’aria del rigore. Non un solo scarico abusivo doveva ferire il blu. Angelo conosceva ogni tubo, ogni fosso, ogni vena sotterranea del suo comune. Poi la cura meticolosa della raccolta differenziata. Fu tra i primi a capire che la bellezza è un’equazione chimica. Se sporchi la terra, il mare te la restituisce col conto degli interessi. Infine l’estetica del borgo. I vicoli di Pollica dovevano essere tersi come l’altare di una chiesa.

Lui si muoveva tra la gente con quella sua andatura dinoccolata, un po’ sbilenca, tipica di chi ha passato troppo tempo su un ponte che oscilla. Potevi trovarlo all’alba a controllare che i cestini fossero vuoti, o a parlare con i pescatori, spiegando loro che il mare non è un pozzo senza fondo, ma un giardino che va potato con cura. Vassallo sapeva essere ruvido. La Bandiera Blu richiedeva sacrifici che molti non volevano fare. Significava dire di no al cemento facile, no alla speculazione che trasforma le coste in file di loculi di calcestruzzo, no alla sciatteria del “si è sempre fatto così”. “Il mare non accetta compromessi,” sembrava dire il suo sguardo. “O lo rispetti o lo perdi.”

Sotto la sua guida, Pollica è diventata un’anomalia splendida. In un Sud spesso descritto come rassegnato, lui ha dimostrato che la legalità poteva avere il colore del cobalto. La Bandiera Blu sventolava sul porto di Acciaroli non come un premio, ma come una sentinella. Era il segno che qualcuno stava vegliando. Oggi, quando il vento tira da sud e le onde schiaffeggiano il molo, si avverte ancora quella sua strana presenza. Angelo Vassallo non c’è più, vittima di quella stessa bellezza che aveva cercato di proteggere con una fermezza che qualcuno ha trovato insopportabile. Ma la Bandiera Blu è ancora lì. Non è solo un riconoscimento ambientale; è il fantasma di un uomo che credeva che l’ordine fosse la forma più alta di amore per la propria terra. Pollica resta specchiata nel suo mare, limpida e ostinata, proprio come il suo Sindaco Pescatore, che ha trasformato un borgo di marinai nel centro esatto di un’utopia possibile.

I dati di questa storia

Il Comune di Pollica ha ottenuto la sua prima Bandiera Blu nel 1987, ma è stato sotto la lunga e determinata amministrazione di Angelo Vassallo (diventato sindaco per la prima volta nel 1995) che il riconoscimento è diventato un appuntamento fisso e un simbolo d’eccellenza nazionale. Sotto la sua guida, Pollica non solo ha confermato il titolo anno dopo anno, ma è riuscita spesso a scalare le classifiche della Guida Blu di Legambiente e Touring Club Italiano, ottenendo le prestigiose “5 Vele”.

Durante i suoi mandati (1995-1999, 1999-2004 e dal 2005 fino alla morte nel 2010), Pollica è rimasta stabilmente ai vertici delle località balneari più pulite d’Italia. Vassallo puntò tutto su sistemi di depurazione all’avanguardia per l’epoca. Fu uno dei pionieri della raccolta differenziata “porta a porta” nel Cilento, fondamentale per i criteri della FEE (Foundation for Environmental Education).

Ancora oggi, il porto di Acciaroli e la spiaggia di Pioppi continuano a sventolare la Bandiera Blu, portando avanti l’eredità ambientale e amministrativa del “Sindaco Pescatore”.

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Angel porta un messaggio divino fra gli uomini, che non lo capiscono; o lo capiscono troppo tardi. Non lo hanno capito neppure a Radio1 Plot Machine…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Un uomo che ha capito che tutto il successo del mondo non vale quanto la possibilità di riposare all'ombra di un castagno che hai piantato con le tue mani.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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