Lazio Regione precaria: la fotografia della UIL che non vorresti vedere
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"Stiamo assistendo alla totale precarizzazione della forza lavoro con contratti spesso di pochi mesi o addirittura giorni”.
Pierpaolo Bombardieri e Giancarlo Turchetti

Lazio Regione precaria: nel secondo trimestre dell’anno scorso ben 2,1 segnalati contratti a testa. Il dato lo rende noto il segretario generale della Uil di Viterbo Giancarlo Turchetti. È il Lazio la regione italiana che registra il maggior numero di rapporti di lavoro attivati nel triennio 2011 – 2013. Ma è anche quella col maggior numero di cessazioni. E con il numero più alto di contratti pro-capite: ben 2,10 a testa nel secondo trimestre 2013 contro una media nazionale di 1,4.

Altissima la percentuale nella nostra regione di contratti a tempo determinato (68,4%). Ma hanno un peso rilevante rispetto al dato nazionale (7,8%) anche i contratti di collaborazione (9%)”. “L’incremento del numero dei contratti e il contemporaneo aumento delle cessazioni sono direttamente proporzionali alla diminuzione del numero dei lavoratori ciò significa che stiamo assistendo alla totale precarizzazione della forza lavoro con contratti spesso di pochi mesi o addirittura giorni”, così spiegano i Segretari Generali della Uil e della CGIL di Roma e del Lazio, Pierpaolo Bombardieri e Claudio Di Berardino, quest’ultimo intervenuto ieri dal palco di Piazza Santi Apostoli.

“Se il numero dei contratti attivati rimane invariato e il numero di lavoratori diminuisce – spiegano ancora – significa che si allarga anche la forbice tra ricchi e poveri e che alcuni settori vivono oramai quasi esclusivamente di contratti brevi e collaborazioni”. Una situazione che coinvolge più o meno tutti i settori. E laddove non aumentano i contratti precari, come nell’industria e nelle costruzioni, “si registra invece un calo di nuove contrattualizzazioni, pari rispettivamente al -10,5% e al -15,2%”.

 

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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