

VITERBO – Da una parte il grande centro, quel matrimonio di puro pragmatismo e mutuo soccorso tra Forza Italia e i civici di Chiara Frontini, nato per puntellare la sedia di Alessandro Romoli. Dall’altra la corazzata sovranista, il patto di ferro tra Fratelli d’Italia e Lega per spartirsi la Tuscia da qui al 2027. E in mezzo? In mezzo c’è il Partito Democratico. Che guarda le grandi manovre degli altri, si barrica dentro via Saffi e sceglie la via più difficile, più identitaria e, per certi versi, più rischiosa: correre da solo.
Nessun accordo dell’ultimo minuto nei corridoi di Palazzo Gentili, nessun imbarco nei listoni civici per racimolare qualche voto ponderato in più. I dem viterbesi affrontano le provinciali piantando la bandiera al centro del campo.
La scelta della coerenza (coi rischi del caso)
I motori sono caldi, ma la linea politica era tracciata da tempo. Il Pd viterbese sceglie la solitudine fiera, dunque. Una scelta che i maligni leggono come un isolamento forzato, ma che lo stato maggiore dem rivendica come un atto di igiene politica. In un’elezione di secondo livello, dove a votare sono solo sindaci e consiglieri comunali, rinunciare alle coalizioni significa fare i conti con la matematica spietata dei blocchi di potere. Ma la scommessa è un’altra: dimostrare che il marchio del partito, anche da solo, ha ancora un peso specifico capace di tenere botta.
La mappa del voto pesante: le roccaforti per l’argine
La matematica delle provinciali non fa sconti: i voti si pesano, non si contano. E l’indice di ponderazione premia chi governa i centri più grandi. È proprio su questa scacchiera che il Pd intende giocare i suoi assi, forte di alcune caselle strategiche sul territorio della Tuscia.
I dem sanno di poter contare su bacini elettorali capaci di spostare gli equilibri. C’è la riconquistata Tarquinia, tornata di recente a tingersi di rosso e pronta a far valere le sue schede “pesanti”. C’è la tenuta amministrativa di Montefiascone, altro comune chiave sul colle falisco, e ci sono ottime prospettive che guardano verso Civita Castellana, dove l’obiettivo è capitalizzare il consenso degli amministratori locali.
Su questa rete territoriale si poggia la lista. L’obiettivo minimo è chiarissimo: confermare i seggi uscenti e dimostrare che l’onda d’urto del centrodestra e del civismo di governo può essere arginata.
La strategia è a lungo termine: tenere le mani libere e la proposta politica pulita da compromessi tattici, guardando già alle sfide che verranno. Il 14 giugno le urne emetteranno il loro verdetto ponderato. Per il Pd viterbese sarà la prova del nove: capire se la solitudine paga ancora o se, nel risiko dei palazzi, restare soli significa rischiare di rimanere fuori dai giochi.
L’elenco dei candidati consiglieri provinciali lista Tuscia Democratica
Marzia Arconi
Simone Brunelli
Vienna Cancellu
Giulia De Santis
Pietro Nocchi
Alessandra Ortenzi
Maurizio Palozzi
Andreina Pasquali
Alvaro Ricci
Antonio Rizzello
Francesco Sposetti
Alessandro Vagnoni

















