Laura Dentini, la viterbese che salvò la biblioteca degli Ardenti dalle bombe e dall'indifferenza
bombardamenti
Masicar800x120-optimize
E’ morta nel maggio 1989; a Viterbo non c’è una via, una targa, un busto che la ricordi".

VITERBO – La Biblioteca di Viterbo custodisce tesori straordinari, anche se (quasi) nessuno lo sa. Oggi tutto è confluito nel Consorzio Biblioteche, proprietà sempre di Palazzo dei Priori ma anche della Provincia.

Una storia che si costruisce tutta tra il Settecento e l’Ottocento, quando con l’occupazione di Roma da parte delle truppe italiane (20 settembre 1870) e l’unione del Lazio al resto d’Italia, vennero soppresse le corporazioni religiose che, per legge, furono costrette a cedere le loro biblioteche ai Comuni. Dai soppressi conventi di Santa Maria in Gradi, di Santa Maria del Paradiso, di Santa Maria della Quercia, della Trinità e dei Cappuccini passarono al Comune circa 30.000 volumi, preziosissimo materiale bibliografico che si unì a quello della Biblioteca dell’Accademia degli Ardenti. Il volume più prezioso? Probabilmente la Bibbia cosiddetta di San Tommaso (codice manoscritto membranaceo, con miniature, del XIII secolo). Fu trovata nascosta nella cantoria di Santa Maria in Gradi quando i muratori la distrussero per trasformare il convento in carcere. Evidentemente qualcuno l’aveva sottratta per poi rivenderla, ma si era dimenticato del posto dove l’aveva nascosta o non era più potuto tornare a riprendersela.

La classe politica alla guida della città, scorrendo la storia degli ultimi secoli, ha sempre tenuto in poco conto le sorti della Biblioteca. Un po’ come accade evidentemente ancora oggi. Così le sorti della Biblioteca viterbese sono sempre state rette da grandi bibliotecari: da Cesare Pinzi a Giuseppe Signorelli. Nella storia dei grandi bibliotecari viterbesi c’è una donna, l’unica, fino a oggi: Laura Dentini.

Per ricordarla vogliamo usare le parole trovate in un articolo di Giovanni Battista Sguario, anche lui direttore in tempi più recenti. La sede della Biblioteca aveva avuto degli spostamenti nel tempo. Da Palazzo del Podestà (piazza del Comune) era stata spostata su via Matteotti, all’interno di Palazzo Pocci. Poi arrivò la mattina del 26 maggio 1944. Scrive Sguario: “rano da poco passate le 9 quando risuonò l’allarme aereo: il personale in servizio e i pochi lettori trovarono rifugio nel ricovero predisposto nella vicina Chiesa di San Francesco. Due formazioni di quadrimotori “Liberator” angloamericani sganciarono a tappeto un micidiale carico di bombe. Furono cinque minuti d’inferno: una densa colonna di fumo e polvere s’innalzò al cielo, oscurando la luce del giorno. Lo spettacolo che si presentò, una volta dissoltosi il polverone, fu apocalittico: Palazzo Pocci, sede della biblioteca, completamente sventrato, rimanevano soltanto le mura perimetrali con gli scaffali a parete ed i libri penzoloni. I danni che la Biblioteca subì furono ingenti: a quelli causati dal bombardamento (i primi ed i più gravi) si dovettero aggiungere quelli procurati dalla pioggia, dalla neve, dai furti e le inevitabili perdite dovute alle operazioni di recupero e di trasferimento. Quando la Biblioteca riaprì, nel 1955, nei locali di Palazzo Santoro, il patrimonio librario era sceso da 48.266 volumi a 37.650. Fortunatamente il materiale raro e di pregio nonché il ricchissimo archivio storico diplomatico non ebbero a subire danni, in quanto trasferiti all’inizio del conflitto presso la Biblioteca Vaticana e l’Archivio di Stato di Roma. Meraviglia il fatto che nessun fotografo si sentì in dovere di documentare questo scenario drammatico: non possediamo alcuna foto che documenti la biblioteca distrutta. Il disastro avvenne nel disinteresse generale: i problemi erano talmente tanti, per tutto e per tutti, che per la cultura non c’era spazio”.

Quindi, sempre con le parole di Sguario arriviamo alla figura di Laura Dentini: “Nell’agosto 1944, subito dopo il passaggio delle truppe alleate a Viterbo, la dr.ssa Laura Dentini successe al dr. Gargana. La Dentini, per tutti da quel giorno e fino al suo pensionamento la bibliotecaria sig.na Laura, si rimboccò le maniche e lentamente mise mano alla ricostruzione.

Enormi furono i problemi che giornalmente dovette affrontare, e tutti noi che abbiamo lavorato successivamente in biblioteca non saremo mai sufficientemente grati alla dr.ssa Dentini per la Sua abnegazione, la Sua dedizione, il Suo spirito di sacrificio. Stava al lavoro, tutti i giorni, dalle 8 della mattina alle 8 della sera: per pranzo si faceva portare dal bar del Teatro dell’Unione due toast ed una premuta (spremuta era considerato dalla dottoressa un termine banale) d’arancio. Abitava a due passi dalla Biblioteca, in via Emilio Bianchi. L’ho conosciuta quando già aveva i capelli bianchi ed era prossima alla pensione. Alta, magra, sempre vestita di nero. Per la signorina Dentini la Biblioteca è stata il solo grande amore della Sua vita. L’unica donna, fra tanti bibliotecari uomini che si sono avvicendati prima e dopo di Lei, costretta ad affrontare il periodo più buio. E’ morta nel maggio 1989; a Viterbo non c’è una via, una targa, un busto che la ricordi.

I volumi recuperati dal bombardamento furono dapprima accatastati nel pianoterra del portico comunale, in piazza del Comune, poi trasferiti nel giugno 1945 nei sotterranei della Banca d’Italia in via Marconi, nel maggio 1948 nella palestra della ex GiI in via del Meone e, infine, nel febbraio 1955, nella provvisoria sede di Palazzo Santoro in piazza Verdi”.

Non una via, non una targa, non un busto ricorda ai viterbesi Laura Dentini, la donna che salvò la biblioteca di Viterbo.

CNA 800x120
Un uomo che ha capito che tutto il successo del mondo non vale quanto la possibilità di riposare all'ombra di un castagno che hai piantato con le tue mani.
Angel porta un messaggio divino fra gli uomini, che non lo capiscono; o lo capiscono troppo tardi. Non lo hanno capito neppure a Radio1 Plot Machine…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

ance
CAMCOMRIVT-banner-web-300x150
400 Confartigianato
CNA 300x300
TdP_Inalazioni
lafune_300 x 600
Jeep_Compass_apex_300x300_200
POST FB 02
aiac_banner_01
asvis 2
Onda
domenicale post
Foto Fisioterapy Center
monastero interno
Fune 300x300
Masicar300x300-optimize