
VITERBO – Quella che doveva essere una serata di fede e folklore è diventata un’operazione di sicurezza che ha evitato il peggio. Durante il Trasporto della Macchina di Santa Rosa, un piccolo commando armato è stato bloccato in tempo dalla polizia, impedendo quello che avrebbe potuto trasformarsi in un massacro.
Il blitz nel B&B di via di Santa Rosa
L’adunata di fedeli avrebbe potuto trasformarsi in tragedia: pronto ad agire un nucleo combattente legato alla rete criminale del boss turco Boris Boyun, scoperto appena in tempo in un b&b in via di Santa Rosa. All’interno tre persone armate di una mitragliatrice e di due pistole cariche: due uomini sono stati bloccati, ma un passaporto non corrisponde a uno degli arrestati, quindi potrebbe esserci un latitante. Come riportato dal Corriere della Sera.
Gli arrestati hanno 31 e 25 anni e sono entrambi di origine turca. Durante l’interrogatorio hanno scelto di non rispondere alle domande degli inquirenti. Secondo l’ipotesi investigativa più solida, il gruppo avrebbe potuto organizzare un blitz per far evadere Boyun, boss della mafia turca detenuto in Italia.
Le luci che non si sono spente
Il primo segnale che qualcosa non andava è stato visibile a tutti i presenti: per motivi di sicurezza, le luci della città, che tradizionalmente si spengono per lasciare spazio all’illuminazione della Macchina, sono rimaste accese. Una scelta che ha provocato qualche fischio e malumore, ma che si è rivelata parte delle misure di protezione.
Nocs e unità cinofile antibomba hanno presidiato la zona, mentre un comitato di sicurezza è stato convocato d’urgenza in Prefettura. Nonostante la tensione, il Trasporto si è svolto regolarmente e senza incidenti.
Una rete criminale radicata
L’inchiesta ha messo ancora una volta sotto i riflettori la rete di Boyun, arrestato lo scorso anno a Bagnaia e considerato al vertice di un’organizzazione che controlla traffico di armi e droga. Secondo il Corriere, i suoi uomini utilizzerebbero B&B come depositi e basi logistiche.
Le indagini hanno già portato in agosto all’arresto di Ismail Atiz, accusato di riciclaggio, estorsione e detenzione di armi. Gli investigatori non escludono legami con cellule di Isis Khorasan, che potrebbero avere contatti con la criminalità turca presente in Italia.
La sindaca Chiara Frontini ha spiegato la scelta di mantenere le luci accese: “C’è stato un pericolo concreto, per questo ci siamo visti costretti a non spegnerle”.
La premier Giorgia Meloni ha espresso su Facebook il suo plauso alle forze dell’ordine: “Un’operazione decisiva, che ha permesso di celebrare in sicurezza un evento unico al mondo, profondamente sentito dai viterbesi e da tantissimi italiani”.


















