Lastroni di peperino spariti anche dai marciapiedi. Il caso di Porta Romana
Porta Romana
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Chi ha memoria storica delle cose della città ci ha raccontato che vennero portati via nei primissimi anni Novanta e non fecero più ritorno. Rimossi perché le radici dei pini, che ombreggiano la via, l'avevano "mossi".

C’era una volta un bellissimo marciapiede lungo il tratto urbano della Cassia Sud, che collegava la stazione del treno a Porta Romana. Era bello perché ricoperto di lastroni di peperino, che poi a un certo punto sono stati sostituiti con del bitume. 

E i lastroni, che hanno un valore commerciale e appartenevano al Comune di Viterbo, dove sono stati conservati? Chi ha memoria storica delle cose della città ci ha raccontato che vennero portati via nei primissimi anni Novanta e non fecero più ritorno. Rimossi perché le radici dei pini, che ombreggiano la via, l’avevano “mossi”.

Sarebbe bastato smontarli in qualche punto, tagliare l’estensione eccessiva delle radici degli alberi e riposizionarli. Invece no, il genius loci dell’epoca decise altro. Facendo perdere alla città un pezzo del suo fascino a livello di arredo urbano. Proponiamo anche una foto per ricordare il marciapiede con i lastroni, su cui hanno camminato generazioni di viterbesi.

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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