

VITERBO – Chiara Frontini (classe 1989, 37 anni) e Alessandro Romoli (classe 1984, appena varcata la soglia dei 40). La stessa generazione, quella cresciuta a pane, Sailor Moon e Cavalieri dello Zodiaco, quella che ha dormito con il Furby sul comodino e ha nascosto il Tamagotchi nello zaino durante le ore di lezione. Oggi, quegli stessi ragazzi sono diventati i maestri della realpolitik viterbese, tra i gironi infernali di Palazzo Gentili e le stanze di Palazzo dei Priori.
I due – tecnicamente trentenni-quarantenni – hanno stretto una sorta di patto generazionale che sta ridisegnando la geografia del potere locale. Perché dietro il patto federativo tra Viterbo 2020 e Forza Italia non c’è solo un accordo tra simboli, c’è soprattutto un asse personale: quello tra Chiara e Alessandro. In un contesto in cui, a guardarsi intorno, “the others” sono nettamente più grandi, appartengono di fatto alla generazione dei cinquantenni, se non addirittura più su. Loro due contro tutti. O quasi.
Ma dove stanno andando? In un panorama politico generale che vede un centrodestra “orfano” di The Donald, che si è scoperto padre cattivo solo dopo una serie infinita di leccate, con un referendum costituzionale perso alle spalle e, sul piano locale, l’amaro calice di veder cadere nei comuni più importanti – Montefiascone, Tarquinia e, da ultimo, Civita Castellana – le roccaforti finite in mano ai dem. È qui che la domanda diventa regina: la visione dei due giovani leader sarà vincente o sono destinati a sbattere contro il muro di una realtà diversa? È il dubbio amletico che attanaglia ogni osservatore della cosa pubblica.
Nel presente immediato, però, la verità è un’altra: sono loro a smistare i palloni. Sia sul campo di via Saffi che su quello di via Ascenzi, il gioco lo dirigono loro. E diciamocelo, questo asse così stretto è potente, al punto da far rosicare – e non poco – tutto il resto del panorama politico.
Alla fine, la logica è ferrea: l’una ha bisogno dell’altro. Lei, Chiara, per trovare la quadra di un ambito “Frontini-bis” nel capoluogo. Lui, Alessandro, per blindare il bacino di voti viterbese, fondamentale per sperare in un approdo in Regione nel 2028.
E tutte le strade, a ben guardare, sembrano dover passare per Canepina. Si chiederà il lettore più ingenuo: ma che c’entra Canepina? Semplice: lì fanno dei maccheroni buonissimi. E in politica, come a tavola, quando si vuole costruire un destino, bisogna saper scegliere gli ingredienti giusti.

















