

SPECIALE SANTA ROSA – Il “sollevate e fermi” di San Sisto intorno alle 21. Il “sollevate e fermi” davanti alla basilica di Santa Rosa, un attimo prima della mezzanotte. E ancora “il sollevate e fermi” a piazza Fontana Grande.
Ottanta anni dalla ripartenza dopo lo stop imposto dal buio della Seconda Guerra Mondiale. E proprio lì, sotto l’occhio di Palazzo Fani, i figli di Viterbo sono rimasti sotto alla Macchina. Hanno aspettato il comando di Luigi Aspromonte e l’hanno ritirata su. Replicando “quella sera del tre settembre” 1946, quando San Sisto non esisteva praticamente più, essendo stato ridotto a macerie dai bombardamenti, e la Macchina dovette partire più sotto.
Quaranta anni dal tre settembre 1986, quando i Facchini se la videro brutta proprio all’arrivo. Furono i nervi d’acciaio, la compattezza e la prontezza di Nello Celestini a scongiurare il peggio. In quel momento nacque la figura del capofacchino. Così all’arrivo ancora Facchini rimasti fermi sotto la Macchina, tutti uniti solo alla voce di Luigi Aspromonte per un nuovo “sollevate e fermi”, prima di dare il comando “fuori”.
Dies Natalis si conferma una Macchina bellissima. La terza di Raffaele Ascenzi, quella che più sembra essere un ricamo di luce nel cielo nero del tre settembre viterbese.
A Piazza del Comune i Facchini sono stati accolti da un boato. La risposta dei presenti rimasti senza parole davanti a una doppia girata che è sembrata essere eterna. Tante le dediche, di peso importante: dal viterbese che diventò sindaco di Roma Luigi Petroselli a un campione della solidarietà come Vito Ferrante, passando per un grande sindaco visionario come Pio Marcoccia
Girate dedicate a tanti facchini che ci hanno lasciato e a personaggi di spicco del territorio come Mario Sanna, Claudio Cavalloro, Pietro Bevilacqua, Luciano Ilari, Vincenzo Rossi, Cosimo Ilio Buffelli, Ermanno Segatori, Tonino Pieracci, Enrico Miralli, Claudio Valeri, Mario Ciucci. Durante il Trasporto il Presidente del Sodalizio Mecarini ha voluto ricordare ance il giornalisti Giuseppe Rescifina, scomparso quest’anno.
I viterbesi si confermano maestri nel guidare Macchine a Spalla. Il Sodalizio ribadisce il proprio ruolo non solo di custode della tradizione ma anche di “università” del Trasporto. Un luogo, una comunità, dove si custodiscono, ampliano, tramandano esperienze e conoscenze. Prova vivente il commentatore tecnico del Trasporto, il Facchino Claudio Grassi, che è stato preziosissimo nella diretta tv per spiegare in maniera semplice e chiaramente comprensibile a tutti gli aspetti dell’arte di trasportare la Macchina.
Centosettanta Facchini, tutti d’un sentimento, per ridare speranza a una città capace, il tre settembre lo dimostra, di realizzare imprese nell’arco di una notte.





















