L'arte di Schmimo sbarca ad Acquapendente
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Entrando nella mostra di Schmimo, i visitatori rimangono immediatamente colpiti dai colori potenti e intensi dei suoi dipinti. "Per me, i colori rappresentano l'energia della vita", spiega Schmimo.

ACQUAPENDENTE – Acquapendente ospiterà una nuova, affascinante mostra dell’artista di fama internazionale Regime Schmidt, conosciuta con il suo nome d’arte “Schmimo”. Intitolata “Adesso tocca a me” (Ora è il mio turno), la mostra personale sarà presso FrancigenArte dall’8 al 24 agosto, promettendo ai visitatori un viaggio vibrante attraverso la sua visione artistica unica.

Nata nella piccola città di Wiedenbrück, in Vestfalia, in Germania, Schmimo, il cui nome completo è Regime Schmidt-Morsbach, divide il suo tempo tra Münster e la sua residenza italiana sul lago di Bolsena, a San Lorenzo Nuovo. Dal 1988 lavora come pittrice e disegnatrice freelance, ottenendo riconoscimenti a livello nazionale e internazionale attraverso numerose mostre e premi.

Entrando nella mostra di Schmimo, i visitatori rimangono immediatamente colpiti dai colori potenti e intensi dei suoi dipinti. “Per me, i colori rappresentano l’energia della vita”, spiega Schmimo. “Amo i colori ovunque: nei miei vestiti, nei fiori rossi, gialli e blu e, naturalmente, nei dipinti colorati”.

Questa tavolozza vibrante non era sempre presente nelle sue opere; durante gli studi accademici, le sue opere erano notevolmente più scure, prive di luminosità e chiarezza, e spesso raffiguravano figure isolate con una silenziosa malinconia. La situazione cambiò radicalmente durante la sua prima visita in Italia, circa 40 anni fa.

L’intenso sole italiano e i suoi colori diversi, uniti al “calore degli italiani”, la influenzarono profondamente, accendendo un entusiasmo per la luminosità e la vivacità nella sua arte. I motivi di Schmimo sono sempre rimasti figurativi, guidati dalla sua passione per l’osservazione delle persone. “Adoro osservare le persone”, afferma, descrivendo il suo fascino per gli individui nei contesti quotidiani: mentre chiacchierano o discutono per strada, nei caffè, nelle sale d’attesa o in coda.

Il suo interesse particolare risiede nel linguaggio del corpo, nei sottili segnali di paura o incertezza nascosti sotto una patina di orgoglio. “A volte mi ritrovo a seguire le persone, imitandone l’andatura per comprenderne i sentimenti”, ammette, descrivendo come imita movimenti, gesti delle mani e postura per coglierne il mondo interiore.

Le sue opere ritraggono spesso persone “a proprio agio, agili, robuste, un po’ troppo di tutto”, catturate con un delizioso senso di ironia ed esagerazione. I titoli delle sue opere amplificano ulteriormente questo effetto umoristico.

Il suo medium preferito è l’acquerello, che descrive come un “dialogo” tra il colore e il pittore. “Come in una buona conversazione, uno è attivo, l’altro ascolta e reagisce a ciò che viene detto, poi le posizioni cambiano”, spiega. Questo processo dinamico fa sì che il dipinto finale sia sempre una sorpresa, “come un libro non letto”. Ogni opera diventa unica, anche quando si creano variazioni, promuovendo un approccio rilassato e giocoso piuttosto che un progetto serio. È un invito a sperimentare, correre rischi e accogliere l’inaspettato, permettendo all’azione creativa di dispiegarsi senza un percorso prestabilito.

La mostra “Adesso tocca a me” di Schmimo promette di essere un’esplorazione vibrante e profonda della natura umana, vista attraverso la lente unica, colorata e spesso ironica dell’artista. Gli appassionati d’arte sono calorosamente invitati a FrancigenArte ad Acquapendente dall’8 al 24 agosto per ammirare in prima persona questa affascinante collezione.

© Maurizio Di Giovancarlo / Tuscia Fotografia / La Fune

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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