L'arte contemporanea ha un nuovo domicilio. Nasce 'Disambigua Artspace'
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In via Delle Fabbriche, a due passi dalla centralissima piazza Fontana Grande, nasce un nuovo luogo per l'arte contemporanea. Si chiama ‘Disambigua Artspace’ e apre il 10 gennaio con una personale tutta da scoprire.

L’arte contemporanea ha un nuovo domicilio a Viterbo. E’ il civico 47 della centralissima via Delle Fabbriche, a due passi da piazza Fontana Grande. ‘Disambigua Artspace’ è il nome scelto e apre sabato 10 gennaio con una mostra di Riccardo Ajossa, curata da Carla Paiolo, dal titolo ‘Le implicazioni di Ampersand’. 

L’apertura della mostra, che coincide con l’inaugurazione di questo nuovo spazio espositivo è in agenda per le ore 18,30. 

La mostra si apre al visitatore come un ipertesto narrativo, nel quale un insieme di elementi si articola e sviluppa, per scelta dell’autore, a partire da uno scarto mnemonico dal loro stesso nucleo di origine: una residenza effettuata nella città di Istanbul, in collaborazione con Hush Gallery.

Due nuclei narrativi che si presentano come un’unità e un ipertesto fatto di riflessioni, dove ritorna predominante l’aspetto naturale connesso al valore dello studio.

‘Le implicazioni di Ampersand’ è composta dall’aggregazione di due nuclei temporali: quello pregresso del lavoro di residenza, che l’artista stabilisce di escludere nella fase processuale – così da non alterarne il senso o caricare di  significazioni – ed uno nuovo, impegnato ad esaminare un tempo successivo, intimo, risultato di una pratica del rigore annessa allo studio della natura e del paesaggio che abita.

Il rigore, peculiarità insita nel lavoro di Riccardo Ajossa, viene ad assumere in quest’ambito specifico un iper-valore di senso, contestualmente alle verifiche dei processi naturali analizzati, alla metodologia processuale e di approccio stesso dell’insieme. Un criterio che non nega l’interdipendenza dei due nuclei narrativi base, bensì conferisce allo svolgimento naturale, il potere di stabilire ogni dettaglio di reciprocità, declinando una lettura immediata di corrispondenza per restituire un’articolazione più spirituale.

L’analisi del paesaggio e della materia organica che lo costituisce, designa concettualmente un’iper-struttura sensibile che imperla l’intero percorso espositivo. Esce la cifra empatica con cui l’artista si rapporta con l’ambiente che lo circonda o che trova nei suoi itinerari, a partire dalla ricognizione di se stesso al suo interno, in sincrono con l’acqua immobile di un lago scritto dai riverberi delle stagioni.

Opere su carta, segni, grafie, appunti visivi, pittura, procedure, rinvii semantici, note informative su verifiche naturali, gamme cromatiche, pensieri: sono i moduli che riabilitano con la loro eleganza formale, automatismi di lettura fluida che incidono sulle post-produzioni di senso dell’osservatore, schermando l’intenzionalità molteplice impiegata per la narrazione stessa. Sono frutto dell’ascolto e dei tempi incontrovertibili con i quali la natura parla all’uomo,  con cui Riccardo Ajossa ritma e proporziona ogni suo segno.

Due nuclei narrativi che si presentano come un’unità e un ipertesto fatto di riflessioni, dove ritorna predominante l’aspetto naturale connesso al valore dello studio.  Procedure che talvolta conducono a fermarsi, fare un passo indietro, attendere che una gradazione di colore avvenga in modo spontaneo, a freddo o a caldo, indistintamente.

Riccardo Ajossa ci fa rivivere la poesia come capacità di misura insita nell’essere umano, che non ha canoni prestabiliti, semmai ne secerne di nuovi, quando diamo spazio al nostro essere autentico, senza conformismi o stabilità estetizzanti. La lucidità dei sentimenti stila proporzioni armoniose e si coglie quando lo studio diventa un’occasione con cui legare situazioni, momenti che generano riflessioni profonde, oltre la

nozione di grammatica compiuta. Lo studio lasciato studio, il valore di un segno che traghetta segni, di cui si afferra la forza rigeneratrice vestita d’immenso.

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