
L’Aretino profano, marchettaro e metropolitano, va in scena a Quartieri dell’Arte con ‘Il ca’, la po’, il cu’. Un monologo (che potrebbe anche essere diviso per tre) di straripanti eccessi verbali, basti pensare agli innumerevoli sinonimi con cui il grande drammaturgo si compiace di nominare gli organi genitali che fanno capolino nel titolo, fino a inarrivabili onomatopee surreali, divertentissime, eppure perfettamente intonate al racconto, leggero eppure acre, anch’esso fatto di eccessi, di giostre ipervitali reiterate, ma in fondo mascheramenti di una solitudine intensa, crudele, fatta di fame e lotta per la sopravvivenza.
L’appuntamento è per domenica 7 settembre alle ore 21,30, presso il giardino della scuola media Pietro Egidi di Viterbo (piazza Gustavo VI Adolfo). ‘Il ca’, la po’, il cu’ è l’Aretino “profano”, proposto nel collage testuale di Marco Belocchi e Lidia Broccolino e nella messa in scena metropolitana e postmoderna di Aldo Cassano. Il protagonista è Angelo Di Genio (Premio Ubu under 30 per la migliore interpretazione per “History Boys” di Alan Bennett del Teatro dell’Elfo di Milano), che già lo scorso anno ha stregato il pubblico di Quartieri dell’Arte con Road Movie. In scena anche quattro giovani viterbesi: Orazio Altieri (figlio dell’artista Pasquale), Giulio Campiglia, Luca Iapichino e Luca Telli; che contribuiranno a rendere ancora più spettacolare il tutto.
Grande attesa anche per il disegno luci, affidato alla firma illustre di Luigi Biondi. Lo spettacolo è stato realizzato in collaborazione con il CRT- Teatro dell’Arte di Milano e con Animanera, compagnia in residenza del CRT.
Aretino ci ha lasciato un patrimonio letterario di notevole spessore e ancora forse poco indagato per via della censura e dell’ostracismo del potere, in primo luogo papale, che per secoli ne ha accompagnato il percorso. Ciononostante la vivacità dei suoi scritti e l’invenzione linguistica ne fanno uno dei vertici del nostro rinascimento letterario. Senza tralasciare il teatro che con le due versioni della Cortigiana ha dato alla nostre scene un capolavoro assoluto. Recuperare, attraverso un’operazione drammaturgica, il suo patrimonio linguistico è operazione che oggi, nel panorama di una scrittura teatrale sempre più staccata dallo psicologismo del personaggio e della fabula, acquista un sua validità specifica proprio nell’esuberanza verbale, oltre che nel racconto straordinariamente moderno che I Ragionamenti propongono riguardo un’emancipazione femminile assolutamente provocatoria. Ma non solo nei Ragionamenti affonda il testo dello spettacolo, pur facendone asse portante, ma anche nei sonetti, nei poemetti sconci che giravano anonimi nel primo cinquecento e soprattutto nell’epistolario che l’Aretino soleva scambiare con tutti gli intellettuali e potenti del suo tempo. Il tutto in attesa di vedere la messa in scena dell’Aretino “sacro”, con il più grande degli attori italiani: Giancarlo Giannini; che il 27 e 28 settembre regalerà una serata storia a Palazzo Papale con ‘Vita di Maria Vergine’ (di Gian Maria Cervo da Pietro Aretino).
Tutte le informazioni sulle iniziative di Quartieri dell’Arte sono disponibili sul sito www.quartieridellarte.it e sulle pagine Facebook e Twitter del Festival.


















