L'Arcigay Viterbo apre una nuova sede in via Vicenza
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VITERBO - Il Direttivo dell’associazione Viterbo LGBT+ PETER BOOM APS (Arcigay Viterbo) ha aperto una nuova sede associativa questo sabato 28 settembre in via Vicenza numero 13.

VITERBO – Il Direttivo dell’associazione Viterbo LGBT+ PETER BOOM APS (Arcigay Viterbo) ha aperto una nuova sede associativa questo sabato 28 settembre in via Vicenza numero 13.

“A soli due anni dalla nascita dell’associazione, siamo riusciti a creare un piccolo presidio sul territorio, che ci auguriamo diventi un punto di riferimento tanto per la comunità LGBT+, quanto per tutta la cittadinanza. Questo rappresenta per noi un traguardo fondamentale, che ci eravamo prefissati tra gli obiettivi del nostro mandato – così in una nota l’associazione -.

La sede è il frutto della grande generosità delle persone socie e delle donazioni volontarie
di chi ci ha sostenuto in questi anni. A loro va il nostro più sentito ringraziamento. Purtroppo, nonostante i ripetuti tentativi, non abbiamo ricevuto il supporto dell’amministrazione comunale, che non ha dato seguito alle nostre richieste di uno spazio dove svolgere attività culturali e sociali di grande beneficio per l’intera comunità.

Avevamo infatti chiesto uno spazio adeguato al nostro sportello di ascolto, un progetto attivo dal
2022 e finanziato dall’UNAR, che ha già accolto centinaia di persone vittime di discriminazioni omo-bi-trans-fobiche provenienti da tutta la provincia: non ci è stato concesso.

La nuova sede segna quindi per noi un importante punto di partenza, e benché piccola, testimonia l’orgoglio e la tenace volontà di una comunità che si è stretta intorno a un ideale, rendendo tutto ciò materialmente possibile.

Rinnoviamo d’altra parte l’invito al Comune a farsi carico delle esigenze di spazi più volte espresse dalle associazioni di volontariato, che svolgono un ruolo essenziale sul territorio, molto spesso andando a colmare lacune nei servizi che dovrebbero essere garantiti dagli enti pubblici.

Confidiamo che questa sede diventi uno spazio di aggregazione, confronto e supporto, un
luogo sicuro e accessibile per tutti e tutte. Per l’allestimento della nostra sede, abbiamo scelto di dare ampio spazio al colore verde, un tono insolito ma ricco di significato. Questo colore, legato storicamente alla comunità LGBT+, richiama alla memoria lo stigma dei “balletti verdi”, lo scandalo degli anni ’60 che segnò un periodo di persecuzione contro le persone LGBT+. Oggi, il verde rappresenta per noi un simbolo di orgoglio e resistenza, un modo per trasformare un segno di oppressione in un emblema di fierezza e rivalsa”.

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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