L'appello dell'architetto Cesarini: "Ricostruire l'arco del convento dei Cappuccini è un dovere civico"
cesarini
Masicar800x120-optimize
"Ricostruire l'arco diventa un dovere civico, un restauro della memoria dell'intera città di Viterbo. Il segno di un metodo con cui intervenire in città".

VITERBO – Nei giorni scorsi l’arco dei Cappuccini, cancellato dalla memoria visiva della città nel 1990 da un camion, è tornato protagonista della cronaca. Infatti è venuto giù l’ultimo pezzo, rimasto in piedi, della spalletta lato San Crispino. Sulla questione ha scritto una lettera a La Fune l’architetto Gianni Cesarini, che pubblichiamo integralmente.

“Molto spesso ci capita di parlare autorevolmente di argomenti che conosciamo poco e senza avere una minima competenza. Altresì quando si parla di città e si tenta di descriverla, si intrecciano temi legati all’urbanistica, alla architettura, all’edilizia con tutti i risvolti sociali, economici, di fruizione, di sicurezza che un aggregato urbano complesso esprime e che rendono il discorso estremamente complicato.

Se parliamo poi di storia della città si mescolano oltre a quanto sopraddetto, discipline storiche, artistiche, archivistiche che necessitano di un preciso quadro di riferimento per essere comprese. Per questo motivo se si vuole parlare di città, specie di quella storica, è fondamentale avere un metodo che consenta di collocare un elemento nella giusta posizione all’interno della ininterrotta successione di eventi che costituisce il divenire contemporaneo della città.

Solo questo metodo potrebbe consentire interventi sulla città realmente consapevoli e produrre gli effetti attesi.

Un caso: l’arco in pietra dell’acquedotto del Convento di San Paolo dei Frati Cappuccini a Viterbo. Nel 1990 un autocarro urtò l’arco in conci di peperino facendolo in parte cadere. Per motivi di sicurezza del transito l’intero arco fu rimosso lasciando solo le due basi laterali. L’arco non fu più ricostruito.

Alcuni giorni fa per cause naturali la muratura verso il Convento è crollata cancellando le ultime tracce dell’arco dell’acquedotto Cappuccino.
A partire dalla fine del cinquecento e nell’inizio del seicento si trovano nell’archivio del Convento (edificato nel 1589) molti documenti inerenti la concessione dell’acqua ai Frati da parte dei proprietari dei terreni nella zona della “Pila” a monte del Convento.

Una zona che sebbene altimetricamente più elevata necessitava comunque di opere architettoniche per la conduzione dell’acqua fino alle mura del complesso. Migliore esempio il grosso arco a conci di pietra posto sopra la via che portava alla Palanzana, che serviva per mantenere in pendenza lo scorrimento dell’acqua prima che si gettasse nella vasta lega di raccolta sottostante.

Aldo Rossi, uno dei padri dell’architettura italiana, definisce genius loci “quello spirito unico che ogni luogo possiede, un’identità intrinseca che l’architettura dovrebbe riconoscere e rispettare”. Cosa altro è l’arco dei Frati se non il genius loci del quartiere dei Cappuccini? L’identità e la memoria di un tessuto urbano, il limite tra campagne e costruito, il frame tra il dentro ed il fuori della città e dei suoi abitanti.

Ricostruire l’arco diventa un dovere civico, un restauro della memoria dell’intera città di Viterbo. Il segno di un metodo con cui intervenire in città”.

Stati Generali 02 800x120
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

ance
CAMCOMRIVT-banner-web-300x150
400 Confartigianato
CNA 300x300
lafune_300 x 600
asvis 2
Foto Fisioterapy Center
Jeep_Compass_apex_300x300_200
monastero interno
TdP_Inalazioni
domenicale post
POST FB 02
Onda
Masicar300x300-optimize
Fune 300x300
aiac_banner_01