
ROMA – L’Autorità garante della concorrenza e del mercato censura le attività private e sotto compenso di Vittorio Sgarbi come critico d’arte perché incompatibili con quella istituzionale di Sottosegretario al Ministero della Cultura e smonta la sua difesa.
Sgarbi sostiene che non sono attività professionali ma l’Autorità tira fuori i contratti “di prestazione d’opera”, tutti “supportati da una stabile organizzazione di persone e mezzi a ciò dedicata”. Lui giura che sono attività “accademiche, scientifiche e divulgative”, ma non c’è traccia di “ricerca e insegnamento in ambito universitario”, dice l’Antitrust. Che delibera: “Il sottosegretario alla Cultura, prof. Vittorio Sgarbi ha esercitato attività professionali in veste di critico d’arte, in materie connesse con la carica di governo, a favore di soggetti pubblici e privati, in violazione legge 20 luglio 2004, n. 215”
“Farò ricorso al Tar: ho già incaricato lo studio BonelliErede – ha dichiarato Sgarbi al Corriere –. L’Antitrust va contro l’articolo 21 della Costituzione: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola”.
Ma c’è di più nelle 60 pagine redatte l’Autorità mette in fila ben 16 incarichi, oltre a quello di sottosegretario: Assessore al Comune di Viterbo, sindaco di Sutri, commissario alle Belle arti e ai musei di Codogno, Presidente del Mart di Trento e Rovereto, solo per citarne alcuni.


















