

EDITORIALE – Il calendario, quel perfido segnatempo che a Viterbo ha il passo lento di un corteo funebre ma la frenesia di una campagna elettorale permanente, ci avvisa: da domani, si entra nel tunnel. Dodici mesi. Un anno intero di promesse, visioni oniriche, allucinazioni collettive e quel misto di stupore e rassegnazione che accompagna sempre la caccia ai candidati da imbucare nelle liste, giusto per fare numero, giusto per far sembrare il puzzle completo.
Siamo ufficialmente in campagna elettorale. Da qui a giugno del prossimo anno, il capoluogo della Tuscia non sarà più una città, ma un grande teatro dell’assurdo. Vedremo il solito politico, quello che siede tra quegli scranni da venti, trenta o forse quarant’anni – tanto che ormai ha preso la forma della sedia – tornare a puntare l’indice contro la medesima piazza, la stessa buca, lo stesso marciapiede sgangherato che ha giurato di aggiustare nel 1998, nel 2003, nel 2011 e ancora l’altro ieri.
Lo vedremo svociarsi davanti allo smartphone, filtri bellezza a manetta e voce impostata su “enfasi del salvatore della patria”. Ci spiegherà, con la serietà di un Premio Nobel, che lui – e solo lui – sarà il più grande tappa-buche della storia di Palazzo dei Priori. Il paladino del taglia-erba. Il messia del decoro urbano. Una recita che conosciamo a memoria, di cui potremmo suggerire le battute come al teatro di prosa.
E proprio quando l’incantesimo sta per avvolgerci, quando il boccalone di turno è pronto ad abboccare all’amo dell’ennesima promessa mirabolante, ecco che arriva lui. La salvezza. L’eroe che non ci meritiamo, ma di cui abbiamo un disperato bisogno. Signori, vi presento “Mr. mmm”.
Il più grande commentatore politico della Tuscia, e probabilmente del mondo intero se solo decidesse di varcare i confini del Riello. “Mr. mmm” non ha bisogno di programmi elettorali di ottanta pagine che nessuno leggerà. Non ha bisogno di comizi urlati nelle piazze semivuote. Il suo ragionamento filosofico è di una potenza devastante, un rasoio di Ockham applicato alla retorica nostrana.
Il politico di turno posta il video: “Rifaremo il look al centro storico, un progetto ambizioso, un futuro radioso!”. E sotto, puntuale come un orologio svizzero, arriva lui. Un post, un commento, una reazione. Due sillabe, anzi neanche una. Una sola parola, se vogliamo essere generosi: “mmm”.
In quel “mmm” c’è tutto. C’è il disincanto di chi ha visto passare troppe giunte per farsi incantare dal primo rendering colorato. C’è il dubbio sistematico che separa il cittadino pensante dal suddito speranzoso. C’è la sintesi brutale di chi sa che, dietro quella promessa, si nasconde solo un’altra spesa inutile o un altro cantiere eterno.
“Mmm”. È il suono di chi non si beve la favola del salvatore. È l’antidoto perfetto all’allucinazione elettorale. Immaginate se, a ogni proclama di un candidato, corrispondesse un “mmm” collettivo. Un coro greco di scetticismo sano che risuona tra le mura del centro storico. Sarebbe la fine del teatrino, o forse l’inizio di una presa di coscienza che a Viterbo manca da troppo tempo.
Benvenuto, “Mr. mmm”. In questo anno di promesse da marinaio, di visioni da allucinati e di liste da riempire con i nomi presi per strada, tu sei l’unico che ha capito come si sta al mondo. Anzi, come si sta a Viterbo. Continua così. Il resto è solo rumore di fondo. O, come diresti tu: “Mmm”.

















