
VITERBO – La prova del nove arriva sempre e per l’amministrazione Frontini il fatidico passaggio passa per l’approvazione del primo bilancio, attesa tra fine marzo e i primi di aprile. I numeri diranno se la promessa del cambiamento, che ha permesso a Frontini e i suoi di vincere le elezioni lo scorso giugno, sarà un totem o un tabù.
La sostanza di un nuovo modo, se ci sarà, di concepire il capoluogo della Tuscia dovrà trovare conferma o smentita da quanto sarà scritto nero su bianco e votato in sala d’Ercole. Perché per cambiare non basta annunciarlo, occorre essere consequenziali e allocare le risorse in modo diverso.
Se la ricetta Frontini dovesse essere troppo simile a quelle cucinate dai suoi predecessori allora difficilmente il risultato sulla città potrà essere diverso da quanto visto finora. Se gli addendi resteranno gli stessi il risultato non cambierà, lo dice anche la logica matematica che insegnano alle elementari.
Se la giustificazione di un bilancio ordinariamente impostato dovesse essere che “non ci sono i soldi” allora le cose per Chiara Frontini, dal punto di vista dell’immagine, non si farebbero facili. Non le basterà infatti tagliare solo l’erba in maniera più puntuale, né mettere qualche gioco in più nei parchi per i bambini, né ancora aggiungere cestini per i rifiuti o fare girare una ruota panoramica. Il nuovo sindaco dovrà mostrare, nei numeri del bilancio, una visione diversa. Dovrà avere coraggio di spendere in asset strategici per la crescita della città, per pagare professionisti capaci di fare la differenza in impostazione e visione. Dovrà dire no a tutte quelle azioni che disperdono soldi a pioggia, nell’illusione di costruire consenso politico attraverso i “panni caldi” (tiepidi) del distribuire qualche briciola a gruppi più o meno larghi della cittadinanza. Dare qualche spiccio in bonus “x” o “y” non è cambiamento, ma cattiva politica.
Ci vengono in mente i tanti soldi spesi nei decenni in maniera inutile attraverso i bandi per fare contente tante piccole associazioni. Dare duemila euro a uno, cinquemila a un altro e così procedendo non porta da nessuna parte. Si può anche fare perché un Comune può anche funzionare da ammortizzare sociale ma se per dare seguito a questo “non ci sono soldi” per le azioni davvero importanti allora siamo all’eutanasia della politica e alla cancellazione del futuro del territorio.
L’errore fatale del passato, che ha bloccato e impedito lo sviluppo di Viterbo, è stato proprio questo. Chissà come si approccerà l’amministrazione Frontini, in questo primo bilancio, con il tema del cambiamento? Sarà un totem o un tabù? A breve lo scopriremo, certo se il bilancio comunale dovesse somigliare più a un rendiconto condominiale che a un progetto di città allora dovremmo tutti studiare meglio Freud e i suoi discendenti per trovare risposte alla domanda delle domande: cosa muta la mente di un sindaco tra il prima e il dopo della campagna elettorale?
Naturalmente ci auguriamo che tutto fili per il verso giusto, quello annunciato e che servirebbe a Viterbo, e di trovare quanto raccontato la scorsa primavera nel bilancio. Altrimenti potremmo trovarci a concordare che è tutta colpa di Freud e che alla fine il potere riesce solo a pensare a come perpetuare se stesso per poi imbottigliarsi in strade che puntualmente portano a sbattere tanto chi guida quanto chi è guidato.


















