L'altro 2 giugno, ve lo raccontiamo
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Al di là della festa di questo oggi c'è un altro due giugno. Non ve lo racconterà nessuno, ma noi abbiamo deciso di farlo.

Ogni rito ha in sé qualcosa di importante, quasi sacro e forse magico. Il 2 giugno è un rito, un momento della memoria. Oggi, come ogni anno, si è svolta la cerimonia a piazza dei Caduti.

Momento importante, arricchito dalle parole contenute nella lettera del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e dal positivo e giusto discorso del prefetto di Viterbo Antonella Scolamiero.

Un discorso particolarmente azzeccato quello del prefetto, capace di cogliere lo spirito del tempo che stiamo attraversando e di indicare una rotta. Ma al di là del 2 giugno ufficiale la città sta vivendo l’altro 2 giugno. Abbiamo deciso di raccontarvelo, con la convinzione che anche questo possa aiutare chi amministra e decide le sorti di questo territorio a correggere certi comportamenti e a fare meglio.

Per raggiungere piazza del Sacrario abbiamo attraversato una città deserta, quasi spettrale. Abbiamo tagliato per viale Saffi, non potendo fare a meno di soffermare lo sguardo sui molti negozi chiusi da troppo tempo. Un commercio che a Viterbo ha avuto, dalla crisi e dall’incapacità di rinnovarsi, una mazzata mortale.

Veniamo fermati da un signore sulla cinquantina. Ci chiede scusa con fare gentile ed è imbarazzato. Ci chiede un aiuto e inizia a raccontarci che è disoccupato dal 2008. Lo interrompiamo e gli diciamo che ci ricordiamo di lui, qualche mese fa era accaduta la stessa scena. Lo avevamo aiutato dandogli otto euro spicce e si era quasi messo a piangere, per tanta generosità. Piangere a 50 anni per 8 euro. Non abbiamo spicci, ma ci fermiamo cinque minuti a parlare con lui. Mangiamo una caramella e gliene offriamo una.

E’ il 2 giugno anche per lui, ma dal 2008 la repubblica e i suoi valori hanno smesso di significare qualcosa per questo uomo. Sappiamo di un posto nuovo, che sta cercando magazzinieri e glielo segnaliamo. Per un attimo la speranza torna a brillargli negli occhi spenti.

Arriviamo sul luogo del cerimoniale. Una piazza tristemente vuota. Tanto stato e pochi cittadini, un segnale della distanza abissale. Una distanza da colmare. Buttiamo l’occhio verso la fontana dei caduti, quei caduti della patria che oggi si ricordano. E’ piena di melma, non pulita da troppo tempo. E’ presente, quella fontana così sporca, all’intera cerimonia. E’ questo l’altro 2 giugno su cui fermarsi a riflettere.

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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