
BARBARANO ROMANO – Ho camminato su un tesoro. Ne ho visto, passo dopo passo, potenzialità e fragilità. Ho ascoltato il grido d’allarme di un sindaco appassionato come Rinaldo Marchesi. Sogna un futuro per un paese da mille anime, attraverso il parco archeologico possibile all’interno del Parco regionale Marturanum. Sogna il gemellaggio con Petra, una delle località di maggiore fascino e appeal turistico del mondo. Ci sta lavorando. Immagina di ricalcare i passi di quel modello che è diventata Bagnoregio con l’incredibile realtà di Civita.
Quella che sto per raccontare è la storia di un sabato vissuto a Barbarano. Inizia dal bar sotto la torre, con la mia mano che stringe quella del sindaco Marchesi. Comincia da un bar, come fanno le migliori storie. C’è il parroco del paese, l’energico don Vincenzo. Scambio qualche parola con lui, mi racconta delle chiese del borgo e di quella appena fuori. Un tesoro del Rinascimento, legata alla famiglia Colonna. Nel corso della mattina riesco anche a visitarla, nonostante i lavori in corso. Una chiesa che non sfigurerebbe nella città eterna.
Il sindaco Marchesi mi mostra il suo paese come si fa con le carte di un pocker servito. Prima mi fa affacciare sulla forra, poi chiede a una guida del parco di raccontarmi dove siamo. Quindi alla guida di una jeep, portata come non avevo mai visto fare a nessuno, mi fa scivolare tra le necropoli del parco Marturanum. Un sali e scendi tra foreste di tufo, su strade da turista e altre da pazzi. Un labirinto di emozioni che ha scelto di fare iniziare, sicuramente non a caso, dalla Tomba Cima.
DENTRO IL GRANDE TESORO. Il faccia a faccia mi ha lasciato steso. Una tomba etrusca che vale il viaggio. Potevamo anche finirla lì. Una sepoltura identica a quelle che a Cerveteri sono patrimonio dell’Umanità e che qui sono considerate poco o niente. Di fronte un tempio etrusco, i resti naturalmente. Ma questo è solo un piccolo frammento del tesoro.
Andiamo oltre, si apre un campo dove l’occhio si perde. Marchesi ci racconta storie che fanno sognare. Subito sotto la città dei morti. Un mosaico di sepolture. Sette secoli di storia si accavallano, dai villanoviani all’arrivo dei romani.
IL CANCRO DELLA BOSCAGLIA. Questo è il tempio della storia etrusca. Sopra c’è cresciuta la boscaglia. Una sorta di cancro per questo luogo. Le radici si insinuano nel tufo, lo spaccano e fanno franare. Ma a cadere qui non è la semplice roccia ma pagine intere di storie sulla civiltà umana. Ogni cedimento è una mazzata sull’umanità, sulla memoria, su un patrimonio dal valore immenso. Marchesi ci guida alla scoperta di un mondo. Ci mostra i segni della grandiosità e quelli della rovina. Ci fermiamo in silenzio davanti al passo di una via sacra etrusca interrotto dal crollo di massi di tufo. “Qui il cammino si interrompe – sottolinea il primo cittadino -. Dove crolla si mette un nastro bianco e rosso e via”. Scuotiamo le teste ma a oggi questa è la situazione. Scivoliamo verso il letto di un torrente e guardiamo in alto. Vediamo il fondo di una sepoltura antica sulla parete rocciosa, tutto quello che c’era davanti non esiste più. E’ a valle, rovinato in una recentissima frana. “Stiamo perdendo pezzi importanti di questo patrimonio nazionale – ricalca Marchesi -. Nel giro di cinquant’anni qui potrebbe non rimanere quasi più nulla”.
LA RICHIESTA D’AIUTO. Barbarano non può farcela da sola a salvare un parco archeologico di 300 ettari, con all’interno una decina di necropoli diverse. C’è bisogno della Regione Lazio, che su Civita di Bagnoregio ha fatto molto, c’è necessità dello Stato. “Voglio sistemare questa situazione – confessa Marchesi -. Guardo con interesse a quanto accaduto a Civita di Bagnoregio. Lì dalla città che muore sono passati a diventare un’eccellenza studiata in mezzo mondo. Credo che anche Barbarano abbia delle carte importanti da giocarsi. Dobbiamo costruire un piano per valorizzare questo tesoro che i nostri antenati ci hanno lasciato in eredità ma abbiamo bisogno di alleanze per riuscire nell’impresa”.
GLI AMERICANI. Ogni anno, da quattro anni, vengono qui a Barbarano studenti americani. Portano avanti campagne di scavo con ritrovamenti sempre sorprendenti. La scorsa estate hanno individuato 450 nuove sepolture intatte. Un mondo tutto da scoprire. Rappresentano una speranza ma anche una boccata d’ossigeno per il paese. Si fermano per mesi e vengono spesso con le famiglie. Riempiono le strutture ricettive e i ristoranti, fanno economia. “Siano benedetti – sorride Marchesi -. Sarebbe bello attivare accordi simili anche con altre università. Qui c’è tanto da fare e da scoprire”.
IL MUSEO COMUNALE
E ogni nuovo reperto finisce nel Museo Comunale. Dentro vasi, coppe e piatti in terracotta a figure rosse e nere. Capolavori attici, provenienti dall’antica Grecia. In un punto del museo rimango a bocca aperta. Spicca da terra un obelisco. Identico a quelli egizi. Testimonianza del contatto assodato tra etruschi e le terre dei faraoni. Vecchie storie di tombaroli raccontano di tombe piene di scarabei egiziani. “Ho in mente l’ampliamento del Museo, c’è lo spazio per farlo. Basta generare una prospettiva, abbiamo tutto”, ci racconta Marchesi.
GLI SCAVI FUTURI
La scoperta di un pezzo di Viterbese unico e dal potenziale enorme termina su una spianata. Qui scavò anche il re di Svezia, che Marchesi mi mostra nell’intento di fotografare un davvero incredibile vaso dipinto. Immagini che sono custodite sulle pareti del palazzo comunale. Nell’ultima passeggiata della giornata Marchesi mi racconta quali saranno gli scavi degli americani per la prossima estate. mi racconta altre storie e percorriamo un lungo tratto con la consapevolezza di stare camminando sull’oro.
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