
L come Ladri. Viterbo e la sua provincia sono finiti sotto scacco. Le cronache quotidiane sembrano il copione di un film di serie B dove a cambiare sono solo gli accessori: la “banda della Panda bianca”, la “banda dell’Audi grigia”, la “banda del cappelletto”. Cambiano i nomi, ma il risultato resta lo stesso: cittadini spogliati non solo del denaro, non solo dell’oro o dei gioielli, ma di quella tranquillità che dovrebbe essere il primo diritto di ogni casa. E poco importa se il bottino è rivendibile o meno al mercato nero; la ferita più profonda resta quella perdita degli oggetti d’affetto, frammenti di storia familiare che nessuna assicurazione potrà mai restituire.
C come Cucchiai neri. Non è una stramberia culinaria, né un nuovo trend di design scuro. Sono quelli che, con inquietante frequenza, spuntano in ogni angolo della città, tra i vicoli del centro, nei giardini pubblici o nei parchi frequentati dai bambini. E non c’è dietro la rabbia di qualcuno che ha deciso di dare fuoco all’argenteria della vecchia zia con cui ha litigato. La verità è più cruda: sono i testimoni silenziosi di un disagio che morde anche la “molto per bene” Viterbo. Sono i “cucchiai da cottura”, attrezzi di fortuna diventati strumenti di morte per chi fa uso di eroina, crack o metanfetamine. Un segnale d’allarme che non possiamo più ignorare.
I come Idrogeno. Una boccata d’ossigeno — o meglio, di energia — in una settimana segnata da troppe ombre. La Tuscia ha guardato al suo futuro scoprendo di essere diventata, quasi per magia, il fulcro del “SouthH2 Corridor”. Il nostro territorio si trova improvvisamente al centro della rivoluzione energetica europea. Una scommessa colossale, una prospettiva che cambia radicalmente il posizionamento della provincia sullo scacchiere economico del Vecchio Continente. Ora, però, la sfida è trasformare questa sigla in infrastrutture vere e ricadute concrete per il nostro territorio.
K come Kore. La bellezza che emerge dal tufo. La splendida testa scolpita, figlia della terra di Vulci, ha varcato i confini nazionali per splendere al Museo dell’Acropoli di Atene. Un ambasciatrice d’eccezione che porta il nome della Tuscia nel cuore pulsante della classicità. Guardandola, viene da dire: che “bambola”, capace di dialogare con la storia millenaria senza temere confronti. È il volto positivo e colto della nostra terra, quella che affascina il mondo intero.
U come Unicef. E per chiudere, uno schiaffo morale ai soliti disfattisti. Perché l’Unicef di Viterbo si piazza al dodicesimo posto in Italia per raccolta fondi. Un risultato straordinario, che racconta di una comunità che sa stringersi attorno a chi è più fragile. Poi, se qualcuno ha ancora il coraggio di dire che i viterbesi sono persone chiuse o che non pensano agli altri, beh, fategli dare un’occhiata alle classifiche nazionali. I numeri dicono tutt’altro: quando c’è da tendere una mano, il cuore della nostra provincia batte fortissimo.


















