L'alfabeto de La Fune: "T" di Trump e "S" come "Sodalizio"
Alfabeto
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Ogni fine settimana vi raccontiamo cosa è accaduto dando "le lettere".

B di “Biblioteca”, ma quando si parla di quella di Viterbo vale anche “b” di bomba. Anche nella settimana appena trascorsa il centroavanti da sfondamento Paolo Pelliccia (complimenti per i cappelli) ha portato a casa un altro colpaccio. E’ arrivato a Viterbo Giovanni Bazoli, presidente emerito di Intesa SanPaolo. Costo per la collettività? Zero. Se organizzassimo festival estivi con ospiti a gettone qualche pensiero ci verrebbe. Se amministrassimo Palazzo dei Priori o Palazzo Gentili qualche pensiero lo faremmo … Se fossimo Cecco … (questa è troppo raffinata, per capirla in biblioteca bisognerebbe esserci andati più di qualche volta).

D come “Di Sorte Andrea”, al secolo “il sindaco influencer”. Lo abbiamo raccontato “in missione” all’Eur per “evangelizzare” i romani a passare un po’ di tempo a Bolsena. Dove lo trovate un sindaco così? L’antipolitica muta.

S come “segnaletica sbiadita”. Questa settimana noi de La Fune – Il Giornale dei Viterbesi abbiamo visto quello che è sotto gli occhi di tutti: le strisce bianche della segnaletica nel capoluogo “stingono”. Sono tutte sbiadite, anche quelle rifatte meno di un anno fa. Ci domandiamo: esiste qualcuno che controlla sulla qualità dei materiali utilizzati quando vengono affidati gli appalti? A occhio (è proprio il caso di dirlo) e croce qualcosa è andato storto.

S1 come “Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa”. Sono entrati nell’albo d’oro della Città di Viterbo. L’ultimo Trasporto è stato il pretesto, per ogni viterbese dovevano starci dal momento della nascita del Sodalizio. Hai visto, caro Nello, che hanno combinato i tuoi figli?

T di “Tpl” (se la guardiamo in ottica local) ma anche di “Trump” (per i global, anche quelli di rito Maga). Oggi tutti sappiamo dove sia lo stretto di Hormuz e che da lì viene (meglio veniva) il combustibile per i nostri spostamenti. Oggi anche la casalinga di Voghera (e quella di Viterbo) pagano il costo della guerra di Trump e non è detto che domattina, pur aspettando l’autobus del tpl, quest’ultimo passerà. Dopotutto è da programma: prima gli americani. T anche come “The Donald” e auguriamoci tutti come “the end” (la sua però, più che la nostra).

 

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Angel porta un messaggio divino fra gli uomini, che non lo capiscono; o lo capiscono troppo tardi. Non lo hanno capito neppure a Radio1 Plot Machine…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Un uomo che ha capito che tutto il successo del mondo non vale quanto la possibilità di riposare all'ombra di un castagno che hai piantato con le tue mani.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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