L'alfabeto de La Fune - La top ten
Alfabeto
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Da Schenardi che riapre al campione digitale Mauro Rotelli, passando per la De Alexandris presidente del consiglio e la carta e penna pronte sulla scrivania del sindaco. Tutta la settimana in dieci lettere.

A come ‘Antiquaria’. L’esposizione dell’antiquariato torna nella città dei papi dopo lunga assenza. Il tutto a fine marzo e in abbinato con la mostra sui Templari che sarà allestita al museo civico. Tutta roba in linea con la “veter urbis”.

B come “buchi”. La scorsa settimana avevamo fissato l’attenzione su quelli che non hanno pagato le bollette dell’acqua, generando un buco nelle casse di Talete per 8 milioni di euro. Questa settimana vi abbiamo raccontato di chi non ha pagato l’Imu. Altro buco da un milione e mezzo di euro nelle casse del Comune di Viterbo. Chi non ha pagato è titolare di seconde case e immobili vari, chi ne ha una sola ha pagato. Della serie sempre: continuiamo a vivere nel mondo dell’assurdo e dei prepotenti.

D di “dimissioni”. Michelini è riuscito a risparmiarsele, ma vista l’aria che tira forse è il caso di continuare a tenere carta e penna sulla scrivania. In sede di discussione del bilancio potrebbe tornare utile sventolarle ancora.

F come “fluoruri”. Non si fa in tempo a risolvere il problema arsenico che l’acqua torna a far parlare di sé. Ancora problemi con la potabilità dal serbatoio di Monte Jugo, il più grande della città di Viterbo. Le zone interessate sono parte della Teverina, l’Ellera e alcune aree del centro storico. Tuttavia il caffè del sindaco è salvo.

G di “Gran Caffè Schenardi”. Il salotto buono di Viterbo riapre e l’imprenditore Primo Panaccia ha pensato a una cosa in grande. Speriamo sia un trionfo come quello di Giggetto Malè, che proprio all’interno di Schenardi venne festeggiato campione italiano di boxe.

M come “Maria Rita De Alexandris”, al secolo presidente del consiglio comunale. E’ sicuramente lei il personaggio della settimana. In bocca al lupo e occhi aperti che il lupo ha sempre più fame.

O come “orazione funebre”. Così vi abbiamo descritto i discorsi di Filippo Rossi e Francesco Serra con cui, a nostro avviso, si è chiuso il Michelini uno. “Un fallimento” che lascia ben sperare per il futuro. O no?

R come “Rotelli Mauro”, della serie chiamatelo “digital champion”. Il direttore di Wired Italia e campione digitale italiano, su nomina del governo Renzi, ha scelto lo “smanettone” viterbese, tra gli ideatori del festival di cultura digitale Medioera, per portare nel terzo millennio la Tuscia. Forse per questo stanno sviluppando l’app “parlo viterbese”. Gli serve un linguaggio ad hoc per mettere in contatto il peperino con il mondo. Altro che rete a banda larga, qui di larga c’è solo la curva dell’uscita Viterbo Nord della superstrada. In culo alla balena dell’Urcionio.

S come “seven” o come “i sette del Pd”. In comune è successo l’impensabile: i “fioroniani”diventati minoranza. Tranquilli è un film horror solo per qualcuno, chissà se durerà.

T di “Talete”. Il presidente Stefano Bonori ha vissuto una settimana all’insegna dei viaggi della speranza a Roma, per cercare di convincere la Regione a fornire garanzie utili a sbloccare accessi al credito bancario. Consigliamo di fermarsi in qualche bar e tentare la sorte anche con un paio di “gratta e vinci”.

 

 

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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