L'alfabeto de La Fune - La top ten
Alfabeto
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Anche questa settimana abbiamo condensato quello che è girato nel frullatore del territorio e ve lo serviamo raccolto in dieci lettere. Buon appetito.

A come “amianto”. Uno dei temi principali che ha tenuto banco questa settimana è stato certamente quello dei rifiuti. Ed è finita in consiglio comunale la questione dell’amianto abbandonato in strada Castiglione. Giorni dopo ne abbiamo trovato dell’altro, lanciato da trenta metri di altezza nella vallata di Castel d’Asso. Tante piccole azioni criminali che andrebbero contrastate con i giusti mezzi e le opportune misure.

C di “camminamento di San Clemente”. La Fune ha messo nero su bianco l’esistenza di un qualche problema. Il Comune ha fortemente replicato che è tutto ok. Il tempo è galantuomo e gli articoli sono conservati. Ci aiuteranno domani a rimarcare chi aveva ragione.

C2 di “capitale della cultura”. Giusto provarci ma la mentalità è davvero cambiata?

D come “Delli Iaconi Tonino”. Lo “Scarface” della Tuscia, per via della sua somiglianza stilistica con Al Pacino è tornato a intervenire sul tema della cultura a Viterbo, essendo tra l’altro l’assessore preposto al ramo per Palazzo dei Priori. A proposito del clima che esiste da un po’ di tempo a Viterbo nell’ambiente culturale il pezzo di giunta ha saputo dire questo: “Le associazioni sono contente se prendono i soldi e se non li prendono fanno casino”. Lo ha dichiarato in diretta radio su Sbottonati. Dieci minuti dopo i telefoni dei due conduttori sono esplosi di chiamate di associazioni indiavolate. Forse devono avere parecchi soldi.

D2 come “decadenza”. Diversi erano convinti che giovedì si sarebbero levati dai “cabasisi” il consigliere Francesco Moltoni e invece rischia di aprirsi una procedura di decadenza allargata per i consiglieri più assenteisti. Chi ha ancora un po’ di sale in zucca si domanda: ma come è stato possibile arrivare a questo cortocircuito?

M di “Meloni Giorgia”. Al Pincio c’erano parecchi viterbesi, tutti amici di vecchia data dell’aspirante sindaco della capitale.

M2 di “Mazzi”, Don Antonio Mazzi. Lo abbiamo incrociato per le vie di Viterbo in questi giorni, sempre alla ricerca di aprire strade impossibili.

F di “fontana di Porta San Pietro”. E’ una gran bella soddisfazione vedere che la nostra “sfida a Michelini” per la sistemazione di questo bene del Cinquecento è stata raccolta proprio da un consigliere di maggioranza. Forza Maria Rita De Alexandris, questa è una situazione che si risolve rapidamente. Non facciamo prendere per il naso…

S di “Shakespeare”. Nato e morto il 23 aprile, questa settimana appena trascorsa è anche un po’ sua. Anche a Viterbo c’è chi ha spento le candeline, parliamo del direttore artistico di Quartieri dell’Arte Gian Maria Cervo. Da grande seguace del Bardo quale è sta preparando un lavoro di riscoperta dei legami tra il sommo inglese e Viterbo. Incredibile ma vero, esistono.

U come Urcionio. Siamo andati anche a vedere con i nostri occhi la situazione sul fiume viterbese nel punto di incontro con il Freddano. Siamo andati via con la gola che ci bruciava. Suggestione? Fatto sta che l’acqua è nera e bolle. Servono risposte rapide su quello che accade da quelle parti.

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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