L'alfabeto de La Fune - La top ten
Alfabeto
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Come ogni settimana vi presentiamo una sintesi dei fatti e dei personaggi che l'hanno caratterizzata. Questa volta anche un ricordo per "il cummenda" Alberto Ciorba e Alfio Pannega.

A come Alfio Pannega. Il prossimo 21 settembre avrebbe compiuto 90 anni. E’ senza dubbio l’ultimo viterbese vero. Cuore di poeta e testa alta, nonostante l’età l’avesse incurvato. Se ci senti da lassù, auguri.
B come “bottaroli”, sono loro i protagonisti della giornata di oggi allo storico ‘Palio delle botti’. 11 sono 12 sono facchini di santa Rosa, ergo parafrasiamo: “Sotto con la botte e correte”.
C come “Ciorba Alberto” ma anche come “cummenda”, come lo abbiamo sentito più volte definire col sorriso dal figlio Remigio. Siamo stati tra quelli che hanno avuto la fortuna di conoscerlo, per una strana storia che sa di boxe e di Giggetto Malè. Anche loro pezzi di una Viterbo che non c’è più ma che sarebbe bene non dimenticare. Di Ciorba ricorderò sempre due storie. La prima riguardava lui direttamente: “Perché vedi, Po’, nella vita non bisogna mai darsi per vinti e non bisogna avere paura. Io ho la quinta elementare, vengo dalla gavetta (e mi mostra un quadro del suo ufficio con le mani di un muratore e una “chiucchiara”), ma mi sono sempre messo in mostra, ho sempre preso la parola”.
La seconda è la mitica storia di quando la gente di Pianoscarano vinse il concorsone di Carnevale per il carro più bello, vincendo il leone d’oro massiccio messo in palio dal Comune di Viterbo. “Alla fine fummo costretti a venderlo per recuperare i soldi spesi, ma per tutto il quartiere fu un sogno, un riscatto”. Grazie degli insegnamenti “commendatò”.
E di “eroina”. L’arresto di un uomo a Orte con 80 dosi delle micidiale droga mette a nudo la fragilità di un territorio a questo problema. Ritorniamo a ribadire un vecchio nostro caro concetto: ok reprimere lo spaccio ma si fa davvero qualcosa per stroncare il mercato? Si investe in informazione, in reti che sappiano tenere fuori le persone, soprattutto i ragazzi, dall’inganno della droga? Secondo noi no, non ci stancheremo mai di dirlo, nella speranza che qualcuno ascolti.
F di “Filippo Rossi”. Sta in maggioranza a Palazzo dei Priori e all’opposizione su facebook. Guida la città ma pensa che questa non cambierà mai. Sta diventando un leader politico di “lotta e di governo” ma tutti si chiedono perché sta ancora con Michelini se non è contento di quello che accade?
M come “Maremma”. Uno degli angoli più incontaminati d’Italia e la foto del daino che fa il bagno alla Feniglia lo dimostra a pieno. E pensare che è uno dei siti candidati per lo stoccaggio delle scorie nucleari nazionali.
P di “Partito Democratico” ma anche di “Peppe Fioroni”. La convention dell’Hotel Salus è stata la classica passerella che conferma la presenza forte dell’ex ministro sul territorio. Speriamo che oltre all’apparenza si concretizzi anche qualcosa, partendo dall’amministrazione Michelini.
R come “rifiuti”. Dopo Vento di Maestrale torna a tuonare sulla gestione dei rifiuti a Viterbo. Sequestrato l’ecocentro della Volpara, che schifo.
S come “smontaggio”. Gloria è tornata nel capannone sulla Tuscanese dove ha visto la luce. Lacrimuccia, ci vediamo il prossimo agosto e stacci bene.
T di “treni”, qualcuno vuole smantellare la Roma Nord? La risposta pare lapalissiana.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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