L'alfabeto de La Fune - La Top ten
Alfabeto
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Settimana dominata dalle vicende ruotanti intorno al teatro di pietra di Ferento, dalle praghesi questioni della terza commissione e dalle motivazioni della bocciatura di Viterbo dalla competizione per il titolo di capitale italiana della cultura. Leggi il tutto riassunto in 10 lettere.

A come “ascensore di Valle Faul”. Vi abbiamo mostrato come diventerà e c’è chi spera apra presto per divertircisi sopra in alternativa alle classiche giostre di Santa Rosa.

B come “bocciati”. E’ successo a tutti i viterbesi con la candidatura di capitale italiana della cultura. Il dossier di candidatura, realizzato dal comitato scientifico presieduto da Claudio Margottini, è stato giudicato dalla commissione ministeriale “fuori tema”. Per fortuna l’abbiamo fatto scrivere ai “soloni” della città, pensa se ci avessimo messo i somari cosa sarebbe successo. Magari ci avrebbero bocciato.

C come Civita di Bagnoregio. Il piccolo borgo sta volando e sta costruendo un progetto solido per il futuro. Un esempio da seguire per tanti luoghi della Tuscia, se ne renderanno conto e andranno a scuola a Bagnoregio oppure banalizzeranno dicendo che “per Bigiotti è facile, ha un luogo unico al mondo”?.

F come “Ferento”. Due anni fa, al momento dell’insediamento della nuova amministrazione sembrava essere nato un grande amore verso il teatro di pietra tra le campagne dell’Acquarossa. Tanto che venne chiamato Branduardi a fare la serenata. Oggi invece rischiano di non esserci neppure i soldi per mandare in scena la stagione teatrale e si ingaggiano battaglie anche sul logo del Comune nel cartellone. Non ce la raccontano giusta.

L come “lago di Bolsena”. Questa settimana sono stati registrati sversamenti dalle pompe Cobalb nelle acque dello specchio lacustre. E pensare che quell’acqua, se fossimo intelligenti, dovremmo pensare a come bercela, liberandoci di quegli strozzini che ci siamo messi in casa: i dearsenificatori. Per quest’anno paga Pantalone (la Regione Lazio) ma dal prossimo acqua salata per tutti i viterbesi.

M di “Macchina di Santa Rosa”, domenica scorsa la prova del traliccio. Brividi da giornata storica.

S di “Senza Caffeina”. E’ stata l’annata delle meraviglie con l’abbraccio tra cultura e sociale a conquistare la scena. Alla conferenza stampa di chiusura è venuta fuori una roba lapallissiana, legata ai problemi di Caffeina Cultura: “Senza Caffeina non può esistere Senza Caffeina”. Frase palindroma, o quasi.

T come “teatro dell’Unione”. A settembre sembra proprio che non si riuscirà a tirare su il sipario, così come era stato promesso dal sindaco Leonardo Michelini. Da quanto si è appreso non dovrebbe essere un problema di mancanza di soldi ma di lentezze burocratiche attribuibili agli uffici. E pensare che il Comune spende proprio tanto per il mantenimento di questi. Forse è arrivato il momento di pagare in base ai risultati, quelli veri però.

U come “Urbanistica”. La terza commissione rimane senza presidente ma guadagna il consigliere Paolo Simoni. E’ lui l’erede del defenestrato Francesco Moltoni, roba praghese.

V di “Volontariato”, con l’elezione di Marco Ciorba alla presidenza a chi andrà la delega. La domanda che tutti si fanno è: riuscirà la politica viterbese a rovinare il percorso virtuoso avviato piazzando un politico poco sensibile a questi temi? Sono aperte le scommesse.

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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